Diplomato con la sufficienza riceve 5 offerte di lavoro in un giorno

Nell’isola felice degli istituti tecnici bolognesi, dove il 64% dei 300 maturati annui ha un impiego appena terminati gli studi. Stipendio iniziale di 1.183 euro netti, che presto cresce

BOLOGNA – Se ha fatto notizia il caso del neodiplomato modello (100 e lode) che ha collezionato 15 proposte di lavoro il giorno dopo l’esame, ancor di più dovrebbe farne il suo compagno che ne ha ricevute cinque, due delle quali a tempo indeterminato e «a scatola chiusa», nonostante un voto di 64 centesimi, appena oltre la sufficienza. Eppure è la norma, o quasi, nell’isola felice degli Istituti tecnici bolognesi (Aldini-Valeriani, Odone Belluzzi, Ettore Majorana) dove il 64% dei circa 300 maturati annui ha già un lavoro appena terminati gli studi; e un altro 25% che sceglie di proseguire con l’Università — di solito Ingegneria o altre facoltà tecnico scientifiche — continua ad essere bersagliato di offerte, tanto che il 13% cede alle lusinghe e rinuncia alla laurea.

Come resistere, del resto, quando sul piatto c’è un primo stipendio medio da 1.183 euro netti al mese, ma con il grosso, oltre il 33%, oltre i 1.300 euro a soli tre anni dal diploma e l’11% oltre i 1.500? Classi di reddito, poi, che secondo il Rapporto 2016 realizzato dal Servizio Orientamento e Lavoro del Comune in collaborazione con la Fondazione Aldini-Valeriani, si sono gonfiate nell’ultimo biennio: del 16% la prima, di tre volte la seconda.

«I minimi contrattuali? Non sappiamo nemmeno cosa siano — dice Gianmatteo Barbieri, ad della storica azienda meccanica bolognese Calzoni specializzata in dispositivi per la difesa —. Ormai nessuno può sperare di assumere un perito o un ingegnere senza un incentivo economico. Per alcuni profili, come i montatori o gli addetti all’assistenza all’estero, arriviamo a stipendi che negli anni possono salire ben oltre i 2.500 euro al mese. Sono le leggi del mercato». La Calzoni, 170 dipendenti, ha assunto quest’anno 15 giovani, «ma ha ancora 10 posizioni scoperte» dice Barbieri.

Le «big four» della packaging valley, addirittura, hanno firmato una sorta di «patto di non aggressione» per evitare di strapparsi talenti prima ancora della conclusione degli studi. Il che rischiava di avvenire, spiega Annalisa Mili, responsabile del servizio di Orientamento al lavoro presso le Aldini-Valeriani, quando la diffusione dell’alternanza scuola lavoro ha messo in contatto aziende e giovani talenti ancor prima del diploma. Così Florenzo Vanzetto, fondatore di Vrm (motori) ha firmato un accordo «di fornitura » con un istituto tecnico della Basilicata. E Angelo Benedetti, presidente della ravennate Unitec che produce impianti automatici per il confezionamento dell’ortofrutta, è arrivato a lanciare un appello ai giovani di buona volontà comprando paginate di giornale.

Nessuna meraviglia, quindi, se il Rapporto 2016 sul lavoro tecnico segnala anche l’aumento del 2% della quota di occupati totali, 7 punti in più per i contratti a tempo indeterminato, il 95% che si dichiara soddisfatto del proprio lavoro. E la crisi? Per molte aziende meccaniche è alle spalle; per altri settori nemmeno si è vista: il packaging continua a fare numeri da record e ad assorbire il 54% dei neo diplomati; soprattutto periti meccanici, informatici, elettronici ed elettrotecnici. Senza dimenticare, sottolinea Barbieri, «l’impatto dei grandi progetti di Philip Morris e Lamborghini che hanno contribuito ad aumentare la pressione sul mercato del lavoro».

04 agosto 2016
coutesy Repubblica Bologna

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