Documentare il novecento

“Documentare il Novecento”

 

Introduzione
Il Progetto “Documentare il Novecento”, promosso dal Centro Studi ed Alta Formazione dei Maestri del Lavoro si rivolge agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado ed ha lo scopo di ricercare, per far conoscere ai giovani studenti il proprio territorio , rapportandosi con la storia locale. Discutendo e dibattendo sulle conseguenze degli avvenimenti più significativi della Nazione caratterizzanti “ il Secolo breve”, si è pensato di offrire agli studenti quelle informazioni che potessero rappresentare per loro un valore aggiunto, per meglio inserirli nella società come cittadini consapevoli.
Nell’era della globalizzazione, le comunità hanno diritto ad una propria storia, nella quale tutti possano riconoscersi, collocarsi e dare un senso al proprio passato.
L’analisi,aliena dal creare divisioni e distinzioni, non sarà precostituita, ma piuttosto atta a comunicare e a far comprendere. D’altra parte la Storia, in quanto bene pubblico, richiederebbe la necessità di essere salvaguardata dalle strumentalizzazioni e dagli idealismi negativi che troppo spesso hanno creato divisioni insanabili.
Il Novecento, pertanto, appartenendo alla storia recente, più di ogni altro periodo, deve essere conosciuto, perché rappresenta la radice del quotidiano.
Troppo spesso, però, proprio per la sua attualità, che potrebbe implicare condizionamenti, il “Secolo breve” è stato trascurato a livello didattico,volendo privilegiare la storia tradizionale, anch’essa una pietra miliare della conoscenza, ma pur tuttavia troppo remota.
Un dibattito sempre aperto quello sul ‘900 nel mondo della scuola. “Se prima si studiava al massimo il secondo dopoguerra, ora si partirà dal Primo Conflitto mondiale e, attraversando le stagioni del Terrorismo, la caduta del Muro, l’epoca di Tangentopoli, verranno coperti tutti i successivi eventi del Novecento.”
Un pool di intellettuali e personalità del mondo accademico ha consegnato al Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione le indicazioni sugli obiettivi specifici di apprendimento per i licei. Sul sito internet,alla voce “ nuovi licei” è presente una piattaforma di consultazione che raccoglie i pareri di sindacati, studenti, genitori.
Che Il secolo cosiddetto “breve” debba essere analizzato e studiato lo dichiarano docenti di fama internazionale.
Enrico Decleva,infatti, Presidente dei Rettori italiani, Capo della Statale di Milano e docente di Storia contemporanea, ha così dichiarato: «Mi auguro che il Novecento sia affrontato in modo serio ,pur senza trascurare i periodi precedenti».
La vicinanza temporale renderà forse più agevole il lavoro ? «I docenti — risponde il Rettore — non avranno un compito facile: dovranno tenere presente la complessità dei fatti, evitando di interpretarli ideologicamente. Ma questo rischio vale per tutte le ere».
Il pool tecnico, guidato da Max Bruschi, Consigliere del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e membro del Nucleo di valutazione, nell’ambito dell’attività ministeriale ha curato la redazione del regolamento sulla valutazione degli alunni ed ha contribuito a stilare una normativa sulla formazione iniziale degli insegnanti e sulla revisione del primo ciclo, fissando tre obiettivi che per il Capo Dipartimento del Ministero, Giovanni Biondi , rappresentano «un vero manifesto culturale»: Fatto salvo (primo obiettivo) l’«assolvimento dell’obbligo di istruzione», i percorsi liceali dovranno garantire «le conoscenze fondamentali richieste per l’accesso alle Facoltà universitarie», proponendo come terzo obiettivo la possibilità di «istituire forme di collaborazione con Università, Enti di ricerca, Musei, Istituzioni culturali ,al fine di migliorare la proposta formativa», motivo per cui, alla voce Fisica, si legge nel documento: «è auspicabile trovare un raccordo con altri insegnamenti, in particolare quelli di Matematica e di Scienze e, ove possibile, sinergie con il territorio».
E’in questo contesto che i Maestri del Lavoro, proprio per aver attraversato il Novecento in ambienti non affini al mondo dell’istruzione, ma spesso ignorati dall’attività didattica, ( non a caso si parla di un mancato raccordo tra il mondo del lavoro e quello delle imprese), possono rappresentare con la loro esperienza l’anello mancante della catena.. Un modesto contributo per fare crescere il Paese che, nel suo piano di ricostruzione, è ostacolato dalle scarse risorse e da una globalizzazione, in cui competere significa anche ricerca e profonda conoscenza dei fenomeni circostanti.
Nel congresso di Rimini del giugno 2010 dei Maestri del Lavoro, il Presidente della Luiss, Pierluigi Celli, ebbe a dire: “Le leve giovanili oggi sono di gran lunga inferiori alle leve giovanili del passato, in quanto il numero dei ragazzi, il numero dei giovani è decresciuto moltissimo e loro stessi, quindi, sentono di contare molto di meno di una volta. La popolazione invecchia e le corti di età avanzata superano ormai di tre volte le corti di età giovanile. Il peso dei giovani,perciò, tende a diminuire ,in aggiunta ad un eccessivo calo delle nascite.
I giovani questa situazione la avvertono e necessitano di un qualcuno che li sostenga e li guidi nel loro percorso. Bisogna farsi carico di loro, farsi carico direttamente dei giovani.
Bisogna fare quello che si è fatto nel settore medico sanitario. Bisogna avere cura delle persone. perché avendone cura, noi riusciamo a consentire loro di orientarsi, di rapportarsi. di avere un punto di riferimento. Essi necessitano di coordinate a cui riferirsi. Con questo tipo di impostazione, credo che loro potranno darci enormi soddisfazioni. Potranno aiutarci ad uscire da una crisi, che è proprio complessivamente una crisi morale .”
Inoltre, facendo riferimento alle carenze della Scuola, aggiunse: “Non c’è differenza tra professori e maestri. Vi sono dei professori che sono anche dei maestri, ma vi assicuro che c’è una grande quantità di professori che maestri non lo sono affatto.”
In quanto all’ esperienza, poi, Celli era convinto che andava valorizzata al massimo: “Non servono tanto le grandi riforme che ci stanno propinando, perché alcuni emendamenti sono validi ed altri più discutibili. E’ evidente. Serve perciò valorizzare le competenze, utilizzando quelli che l’esperienza l’hanno avuta. Oggi l’esperienza non gode di buona fama, come le tradizioni, perché tutto sommato ognuno tende a dare per scontato che l’esperienza si farà in seguito. L’esperienza crea molte carriere previrtuali. Molto spesso si fa carriera indipendentemente da quanto si è fatto o da quanto si sa fare. Lo ripeto, molto spesso, le carriere sono sostanzialmente verticali. E questo è anche una delle ragioni, per cui talvolta, ai vertici, mancano le eccellenze. Quelle sono carriere virtuali.”

Programma
La serie di incontri trae spunto da nove lezioni pubblicate su Dvd dal settimanale “Espresso” dove docenti di storia di altrettanti importanti atenei italiani hanno affrontato il novecento analizzando periodi particolarmente significativi del secolo.

Anno ARGOMENTO DOCENTE UNIVERSITA’
1900 Inizia il secolo Emilio Gentile La Sapienza
1915 I cinque modi di andare in guerra Mario Isnenghi Ca’ Foscari
1924 Il delitto Matteotti Giovanni Sabatucci La Sapienza
1943 L’otto settembre Claudio Pavone Giornalista
1960 Il miracolo economico Valerio Castronovo Torino
1968 La grande contestazione Marco Revelli Piemonte orientale
1978 Il delitto Moro Vittorio Vidotto La Sapienza
1986 Il maxiprocesso Salvatore Lupo Palermo
1992 Tangentopoli Ilvo Diamanti Urbino

I parallelo a livello locale saranno trattati i temi:

Anno Argomento Relatore
1900 Terra di lavoro di inizio secolo Olindo Isernia
Mauro Nemesio Rossi
1915 I casertani in guerra Alberto Zaza d’Aulisio
1920 Fascismo casertano e la marcia su Roma Mauro Nemesio Rossi
1927 La soppressione della Provincia di Terra di lavoro Olindo Isernia
Mauro Nemesio Rossi
1943 L’otto settembre e la guerra sul Volturno Felice Corvese
1960 L’industrializzazione ed il miracolo economico- Caserta la Brianza del sud Mauro Nemesio Rossi
Donato Pasquariello
Gaetano Santagati
1960 Il delitto Tafuri Ferdinando Terlizzi
1968 La grande contestazione Silvana Virgilio
Giovanna Anziano
1978 Le brigate rosse a Caserta Da definire
1980 Il fenomeno camorristico e la sua ascesa Adolfo Russo
1992 Tangentopoli Casertana Testimonianze
Date e calendari da stabilire con gli istituti partner del Centro Studi Maestri del Lavoro d’Italia

Liceo Classico Giannone – Caserta
Liceo Classico Nevio – Santa Maria Capua Vetere
Liceo Classico Manzoni – Caserta
Liceo Classico [email protected] – Telese (Benevento)
Liceo Classico Virgilio – San Giorgio del Sannio (Benevento)
Liceo Scientifico Diaz – Caserta
ITIS Giordani – Caserta
ITIS Volta – Aversa

Docenti
Prof. Giovanna Anziano – docente CeSAF Caserta
Avv. Ciro Centore – docente CeSAF amministrativista
Prof. Felicio Corvese presidente Centro Studi Francesco Daniele
Mdl Dott. Mauro Nemesio Rossi – Giornalista CeSAF Caserta
Dott. Michele De Simone – presidente Coni e vice presidente società Storia Patria Caserta
Prof. Olindo Isernia – Storico
Mdl ing. Donato Pasquariello CeSAF Caserta
Prof. Marilina Pugliese – docente CeSAF Caserta
Avv. Adolfo Russo –
Mdl Gaetano Santagati – gia capo del personale Alenia
Dott. Ferdinando Terlizzi – giornalista
Prof. Silvana Virgilio – docente CeSAF Caserta
Avv. Alberto Zaza D’Aulisio – presidente società dei Storia Patria Caserta

Contributi
S.E. Ezio Monaco – prefetto di Caserta
Dott. Guido Nicolò Longo – Questore di Caserta
Dott. Corrado Lembo – procuratore capo Tribunale Santa Maria Capua Vetere
Dott. Donato Ceglie – procuratore tribunale Santa Maria Capua Vetere
Dott Pierluigi Celli – Presidente Luiss Guido Carli Roma
Dott. Gianluigi Diamantini – Presidente Federazione Maestri del Lavoro d’Italia

Testimonianze
Dott. Giuseppe Gasparin ex sindaco di Caserta
Dott. Avv. Domenico Santanastaso già presidente provinciale della DC
Dott. Giuseppe Corbo ex assessore al Comune di Caserta
Prologo delle lezioni
i Dvd
1900 inizia il secolo
Emilio Gentile

All’alba di un secolo mondiale

Siamo agli inizi del XX secolo. Siamo nell’anno 1900 o, se preferite, siamo nell’anno 1901. Questa precisazione potrebbe sembrare ovvia, se non fosse che alcuni storici sostengono che il Novecento è iniziato nel 1870, mentre altri storici sostengono che il secolo chiamato Novecento è iniziato nel 1914.
Un secolo si compone di cento anni, questa è la classificazione convenzionale, così come è convenzionale il sistema metrico decimale. Non c’è un metro lungo e un metro breve. Per convenzione un secolo corrisponde a un periodo di cento anni: così è nella lingua inglese century o nella lingua tedesca Jahrhundert. Ma nei paesi di predominante religione cattolica, il significato di secolo può essere anche `epoca’: in questo caso possiamo dire che un’epoca comincia prima o dopo l’inizio convenzionale del secolo. Ma in questo caso, se diciamo che il XX secolo inizia nel 1870 o nel 1914, commettiamo uno di quei gravi delitti di cui noi storici spesso ci macchiamo: la prevaricazione sui posteri. Vale a dire che a noi non interessa se i contemporanei hanno celebrato, come inizio del XX secolo, l’anno in cui loro sono stati protagonisti del passaggio da un secolo all’altro: sono gli storici a decidere quando inizia un secolo. E allora, per rimanere nella scia degli storici che decidono quando inizia il XX secolo, diremo che il XX secolo è iniziato nel 1776, con la Rivoluzione americana …….

1915
Cinque modi di andare alla guerra
di Mario Isnenghi

Sii sarà capito già dal titolo che il taglio del discorso è un taglio particolare, solo uno degli approcci possibili alla Prima guerra mondiale: gli intellettuali, addirittura gli uomini di lettere. Non sarà dunque un discorso di storia economica, co-me pure avrebbe potuto essere, essendo una lettura importante rispetto a un fenomeno come una guerra. E che guerra. Mi sono servito invece di queste `spie’ che sono gli uomini di lettere rispetto a quel grande fenomeno. Però, tenete presente come è nata l’Italia: nel primo Ottocento, chi l’ha pensata? Chi sono stati i primi a pensare l’Italia come nazione? Sono stati i letterati: Ugo Foscolo, i Sepolcri, nomi che rimandano anche alle nostre nozioni scolastiche. La prima grande storia dell’Italia ottocentesca qual è? E la Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis. De Sanctis era stato nel Quarantotto sulle barricate, è deputato, è ministro ed è il grande storico della letteratura italiana. Vuole il caso, ma forse il caso non è tale, che appunto il primo bilancio d’insieme, al termine dell’età risorgimentale, nel 1870 – questa è la data dell’opera –, sia appunto un bilancio d’ordine letterario, per-ché in fondo l’Italia c’è perché ci sono stati la sua letteratura, e l’arte, e le cattedrali, e i cieli azzurri, da secoli lo sapevano e proprio questo cercavano i turisti acculturati che venivano a fare il loro viaggio in Italia. Questa struttura permanente dell’europeo in Italia all’inizio dell’Ottocento si politicizza e il viaggio in Italia diventa un viaggio politico in Italia, di cui la spedizione di Sicilia nel 1860 sarà soltanto l’esemplare più riuscito, ma ce n’erano stati tanti.

1924
Il delitto Matteotti
di Giovanni Sabbatucci

Partiamo dai fatti, nella loro essenzialità. Alle 16.30 di martedì 10 giugno 1924, un politico molto noto, Giacomo Matteotti, deputato al Parlamento e segretario del Partito socialista unitario, viene prelevato a forza da una squadraccia davanti alla sua casa di Roma, caricato su un’auto e pugnalato a morte. Gli assassini, lo si saprà di lì a poco, sono membri di una sorta di polizia parallela e illegale che ha il compito di neutralizzare e di terrorizzare gli avversari del governo in carica. Capo del governo, da oltre un anno e mezzo, è Benito Mussolini, che ha appena stravinto, con l’aiuto di una legge elettorale varata ad hoc, le elezioni politiche del 6 aprile. Il risultato di quelle elezioni era stato contestato da Matteotti il 30 maggio alla Camera, in un discorso di inusitata durezza, cui da parte fascista si era risposto con esplicite minacce. Si ,,stratta, con ogni evidenza, del più classico dei delitti politici. Uno fra i tanti di cui purtroppo è costellata la storia italiana (ma anche europea e mondiale) del secolo XX. Certo uno fra i più clamorosi ed esemplari: un leader dell’opposizione, anzi il più importante e il più attivo leader dell’opposizione, ucciso in pieno giorno nella capitale per mandato, o per ispirazione, quanto meno per responsabilità oggettiva, del capo del governo. Da qui l’enorme impatto sull’opinione italiana, pure assuefatta alla violenza di un turbolento dopoguerra. Da qui la straordinaria risonanza anche internazionale dell’evento. Non è tutto: il delitto – vedremo poi attraverso quali passaggi – rappresenta uno snodo essenziale del percorso che porta la fragile e già vulnerata democrazia liberale italiana …..

1943
L’8 settembre
di Claudio Pavone

Ente italiano audizioni radiofoniche EIAR:
Proclama del Capo del Governo, parla Sua Eccellenza il Maresciallo Pietro Badoglio.
«Il Governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, Comandante in capo del-le forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo; esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

È questo il proclama col quale il maresciallo Badoglio annunziava agli Italiani la assicurazione dell’armistizio. Dell’ultima e infelicissima frase, le truppe «reagiranno ad attacchi da qualsiasi altra provenienza», torneremo a parlare fra un momento.
Qui voglio sottolineare subito il carattere di spartiacque che ha la data dell’8 settembre, spartiacque che viene confermato ed elaborato poi anche nella memoria che larga parte del popolo italiano ne ha avuto.
L’evento può essere considerato da due punti di vista: uno di carattere internazionale e l’altro per il suo significato più prettamente italiano. Io mi soffermerò soprattutto su questo secondo punto. Però un cenno a come l’armistizio si inquadra nel panorama della Seconda guerra mondiale ritengo opportuno farlo, anche limitandomi solo a dire che l’Italia era la prima potenza dell’Asse che capitolava.
1960
Il miracolo economico
di Valerio Castronovo
Un anno cruciale, il 1960. Lo si ricorda in genere per le gran-di manifestazioni antifasciste di protesta, che si svolsero in tutta Italia ai primi di luglio, contro il governo Tambroni che aveva autorizzato il Movimento sociale italiano a tenere il suo congresso a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Numerosi furono gli scontri con la polizia e tragico risultò al-la fine il loro bilancio, in quanto si contarono una decina di morti e oltre un centinaio di feriti fra i dimostranti.
Ma il 1960 fu un anno cruciale anche perché segnò il tra-monto di un’intera stagione politica, quella dei governi centristi. La coalizione fra la Democrazia cristiana, i liberali, i re-pubblicani e i socialdemocratici (che dal 1948 s’era avvicendata o ricompattata attraverso vari ministeri alla guida del paese) non sarebbe più resuscitata tale e quale dopo che i liberali avevano ritirato in febbraio il loro appoggio al governo Segni.
Tuttavia, non sembrava per il momento che si fosse alla via di una svolta politica, anche se i socialisti avevano assicurato con la loro astensione l’avvento in agosto di un governo presieduto da Fanfani, costituitosi in una situazione d’emergenza allorché Tambroni aveva dovuto rassegnare le dimissioni dopo i drammatici eventi succedutisi negli ultimi due mesi. Nenni aveva sganciato il Partito socialista dai rapporti collaterali con il Pci, fin da quando, nel novembre 1956, Togliatti non aveva condannato la repressione sovietica della rivolta popolare in Ungheria. Ma nelle elezioni amministrative del novembre 1960 il Psi era regredito e la Dc, in seguito …..

1968
La grande contestazione
di Marco Revelli

Valle Giulia. Era il 1° marzo 1968. La rivolta degli studenti arrivava per la prima volta sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Per la verità il Sessantotto italiano era incominciato qualche mese prima, già dalla fine del 1967, quando erano state occupate prima la Cattolica di Milano – un vero e proprio sacrilegio –, poi Palazzo Campana a Torino. Ma le notizie erano rimaste confinate nelle pagine locali. C’erano volute le cariche della polizia in assetto da combattimento, le camionette rovesciate, il fuoco e le pietre, gli arresti e i feriti, perché il sistema dei media si accorgesse della cosa. C’era voluta, insomma, la violenza perché il Sessantotto diventasse un evento mediatico. Le riflessioni sofferte dei cristiani ribelli di Milano, i controcorsi di Torino, più di un mese di studio collettivo e autogestito da parte di centinaia di giovani in rivolta mentale, le `tesi della sapienza’ di Pisa non avevano ricevuto nessuna attenzione al di fuori degli ambienti universitari in sommovimento, né da parte della politica, né da parte dell’informazione. Le immagini (ancora in bianco e nero, allora) delle scalinate di architettura di Roma, invece, esplosero sugli schermi televisivi con la forza di un terremoto.
Pochi giorni più tardi, alla metà di aprile, le stesse immagini aprono i telegiornali tedeschi, con i violenti scontri di Berlino, seguiti al grave attentato contro Rudi Dutschke – uno dei leader del movimento studentesco tedesco – ferito con tre colpi di pistola da un fanatico di estrema destra al culmine di una aggressiva campagna di stampa orchestrata contro di lui dai giornali della catena mediatica Springer. …

1978
Il delitto Moro
di Vittorio Vidotto
Sapevamo che Moro, molto probabilmente, quella mattina sarebbe passato per via Fani. Eravamo quattro, vestiti in divisa da avieri… Il commando in totale era composto da dodici persone… no, nove persone… dodici se contiamo quelli che hanno partecipato al progetto. Dovevamo sparare due per ogni macchina… precisamente Franco Bonisoli, Valerio Morucci, Prospero Gallinari, Raffaele Fiore. Mario Moretti era alla guida della 128 che avrebbe dovuto fermare le due auto. Ci siamo appostati all’angolo… sul marciapiede di destra… accanto allo stop… Morucci e Fiore dovevano spara-re alla 130, Gallinari e Bonisoli all’Alfetta.
A un certo punto un poliziotto esce… Bonisoli lascia il mitra inceppato e lo colpisce con la sua pistola, non sa nemmeno lui come ha fatto a sparare con tanta precisione. Ci fu un’arma che non sparò tra queste quattro, praticamente in tempi diversi si incepparono tutte le armi, una proprio non sparò.
Abbiamo caricato Moro e le sue due borse sulla 132, siamo partiti da via Stresa… Morucci è sceso a via Bitossi ed è salito su un furgone parcheggiato in precedenza. A piazza del Cenacolo, poco lontano da via Fani, abbiamo portato Moro sul furgone chiuso in una cassa. Poi, nel garage della Standa al Portuense, abbiamo atteso l’auto che ha portato Moro nel covo in cui è stato per tutti i 55 giorni…
Questa è la ricostruzione dell’agguato di via Fani secondo la versione fornita dai brigatisti: una versione via via modificata….

1986
Il maxiprocesso
di Salvatore Lupo
Il maxiprocesso si svolse a Palermo tra il febbraio del 1986 e il dicembre del 1987: con 400 mafiosi portati in giudizio dei 700 che erano stati incriminati in sede istruttoria, 114 dei quali, lo dico subito, vennero assolti, ivi compreso l’antico capomafia Luciano Leggio detto Liggio – a dimostrazione del fatto che processo vero fu e non mera rappresentazione, come da parte di alcuni si voleva o si temeva.
La Palermo di quel periodo è una città messa sotto stato d’assedio, tranquillizzata rispetto agli anni precedenti quando – come tra poco meglio diremo – era stata insanguinata dall’offensiva mafiosa: mutamento indotto forse dallo spiegamento delle forze dello Stato, o soltanto dall’attesa degli eventi, dall’incertezza di chi si interrogava sui risultati che avrebbe sortito quell’evento così innovativo.
La novità consisteva nel fatto che una così grande quantità di individui fosse accusata di una gran quantità di delitti perpetrati sotto l’egida dell’associazione o società segreta detta mafia o Cosa nostra. Il primo termine era quello antico, in uso sin dal periodo post-unitario. Il secondo, introdotto negli Stati Uniti a partire dal 1963 da un gangster di origine italiana risoltosi a collaborare con le autorità, Joe Valachi, mai usato in precedenza in Sicilia, venne portato ora sulla ribalta dal supertestimone dell’accusa al maxiprocesso, Tommaso Buscetta.
Si trattava di un antico nome iniziatico? Derivava l’espressione da un più recente effetto di rimbalzo, dal riuso nel sottomondo mafioso di uno dei materiali rinvenibili sul terreno….
1992
Tangentopoli
di Ilvo Diamanti

Benissimo, l’Italia non è soltanto quel paese vecchio un po’ immobile, è anche due paesi in uno, c’è il paese legale, che è sotto gli occhi di tutti, e c’è il paese sommerso, il paese illegale che tutti più o meno fanno finta di non vedere, e che è più forte in alcune regioni, in alcune grandi città, meno forte altrove. Il paese sommerso ha le sue leggi, diverse da quelle del paese legale, ha la sua politica o le sue politiche, ha la sua economia, un fiume di soldi che deve sfuggire alla contabilità dell’altro paese, quello alla luce del sole.
Sebastiano Vassalli
L’italiano

I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali ed associati-ve, e con essi molte e varie strutture politiche operative hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Ma non credo che ci sia nessuno in questa aula, non credo che ci sia nessuno in questa aula responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo, perché presto o tar-di i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.
Credo che non ci sia bisogno di presentazione. Né della figura del leader politico che citiamo, né del momento in cui…

I docenti universitari del 900 italiano

Emilio Gentile, storico di fama internazionale, è docente di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il Premio Hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Collabora al «Sole-24 Ore». Tra le sue pubblicazioni, molte delle quali tradotte nelle lingue principali: Fascismo e antifascismo. I partiti italiani fra le due guerre (Firenze 2000); Le origini dell’ideologia fascista (n.e., Bologna 2001); Il fascino del persecutore. George L. Mosse e la catastrofe dell’uomo moderno (Roma 2007); La via italiana al totalitarismo (n.e., Roma 2008). Per i tipi Laterza: Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio (2003); La Grande Italia. Il mito della nazione nel XX secolo (2006); I giorni di Roma (con altri Autori, 2007); Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi (20072); Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista (200711); La democrazia di Dio. La religione americana nell’era dell’impero e del terrore (20083, Premio Burzio 2007); Fascismo di pietra (20084); Fascismo. Storia e interpretazione (20086).

Mario Isnenghi è docente di Storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dopo aver insegnato nelle Università di Padova e Torino. Direttore di «Venetica» e condirettore di «Belfagor» è presidente dell’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Tra le sue opere: La tragedia necessaria (Bologna 20002); L’Italia in piazza (Bologna 20042); Le guerre degli italiani (Bologna 20053); Il mito della grande guerra (Bologna 20076); La Gran-de Guerra 1914-1918 (con G. Rochat, Bologna 20083). Dirige l’opera in cinque volumi Gli italiani in guerra, di cui sono usciti Fare l’Italia: unità e disunità nel Risorgimento (con E. Cecchinato, Torino 2008); La Grande Guerra (con D. Ceschin, Torino 2008). Per i tipi Laterza: I luoghi della memo-ria (a cura di, tre volumi, 1996-1997), tradotti in francese con il titolo L’Italie par elle-méme (Paris 2006) e attualmente in ristampa nell’edizione italiana; Dalla Resistenza alla desistenza. L’Italia del «Polite» (1945-1947) (2007).

Giovanni Sabbatucci è docente di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Ha collaborato per molti anni a «L’Espresso», poi alle pagine culturali del «Corriere della Sera» e dal 1994 è editorialista del quotidiano «Il Messaggero». E autore, con Andrea Giardina e Vittorio Vi-dotto, di un manuale di storia per le scuole medie superiori uscito per la prima volta nel 1988. Con Vidotto ha curato anche una Storia d’Italia in sei volumi, pubblicata da Laterza fra il 1994 e il 1999. Sempre per i tipi Laterza ha pubblicato tra l’altro: Il riformismo impossibile (1991) e Il trasformismo co-me sistema (2003).
Claudio Pavone, per molti anni archivista di Stato, ha in seguito insegnato Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. E attualmente direttore della rivista «Parolechiave». I suoi interessi di studio si sono concentrati sulla formazione dello Stato unitario dal punto di vista istituzionale e amministrativo, sulla storia delle istituzioni in generale e sul nodo fascismo-guerra-Resistenza. Tra le sue opere più recenti: Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (Torino 1991, n.e. 2006); Alle origini della Repubblica (Torino 1995); Intorno agli archivi e alle istituzioni. Scritti di Claudio Pavone (a cura di I. Zanni Rosiello, Roma 2004). Per i tipi Laterza: Prima lezione di storia contemporanea (20083).

Valerio Castronovo, già docente di Storia contemporanea all’Università di Torino, è direttore della rivista di scienze e storia «Prometeo» e presidente del Centro studi per la documentazione storica ed economica dell’impresa. Ha collaborato dal 1976 al 1998 alle pagine culturali di «Repubblica»; dal 2000 è editorialista del «Sole-24 Ore» e collaboratore al supplemento culturale del quotidiano milanese. Ha curato l’edizione italiana della Cambridge Economic History (Torino 1978-1993) e coordinato l’opera in più volumi Europa Moderna 1700-1992 (con E. Castelnuovo, Milano 1987-1993). Tra i suoi studi: L’eredità del Novecento. Che cosa ci attende in un mondo che cambia (Torino 2000); L’avventura dell’unità europea. Una sfida con la storia e il futuro (Torino 2004); Fiat. Una storia del capitalismo italiano (Milano 2005); Storia economica d’Italia (n.e., Torino 2007). Per i tipi Laterza dirige la serie «Storia dell’impresa» e ha pubblicato, tra l’altro: Grandi e piccoli borghesi. La via italiana al capitalismo (1988); Storia dell’economia mondiale (sei volumi, a cura di, 1996-2001); Un passato che ritorna. L’Europa e la sfida del-l’Asia (2006); Le rivoluzioni del capitalismo (n.e., 2007); Piazze e caserme. I dilemmi dell’America Latina dal Novecento a oggi (2007).

Marco Revelli è docente di Scienza della politica presso l’Università del Piemonte Orientale. Negli anni Ottanta ha coordinato i seminari tenuti da Norberto Bobbio presso il Centro studi Piero Gobetti di Torino sulle culture politi-che di destra e sinistra. Recentemente ha concentrato la sua attenzione sul tema della crisi della politica e sulle nuove forme della partecipazione. Ha scritto su argomenti socio-politici, all’incrocio tra storiografia, filosofia politica e scienze sociali. Tra le sue opere: La destra nazionale (Milano 1996); Le due destre (Torino 1996); La sinistra sociale (Tori-no 1998); Fuori luogo (Torino 1999); La politica perduta (Torino 2003); Carte d’identità (Roma 2005); Oltre il Novecento (Torino 2006); Paranoia e politica (con Simona Forti, Torino 2007). Per i tipi Laterza: Sinistra Destra. L’identità smarrita (20072).

Vittorio Vidotto è docente di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato numerosi studi sulla contemporaneità dedicati alla storia d’Italia e a quella di Roma. Tra le sue opere per i tipi Laterza: Roma capitale (a cura di, 2002); Italiani/e. Dal miracolo economico a oggi (2005); Roma contemporanea (n.e., 2006); I giorni di Roma (con altri Autori, 2007); Guida allo studio della storia contemporanea (20084); Storia moderna (con Renata Ago, 20089); con Giovanni Sabbatucci: Storia d’Italia (a cura di, sei volumi, 1994-1999); Storia contemporanea. Il Novecento (n.e., 2008); Il mondo contemporaneo (n.e., 2008); Storia contemporanea. L’Ottocento (200810)

Salvatore Lupo è docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo. E condirettore di «Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali» e fa parte della redazione della rivi-sta «Storica». Autore di numerosi studi sulla storia della società meridionale tra Otto e Novecento, ha pubblicato tra l’altro: Il giardino degli aranci. Il mondo degli agrumi nella storia del Mezzogiorno (Venezia 1990); Andreotti, la mafia, la storia d’Italia (Roma 1996); Partito e antipartito. Una storia politica della prima Repubblica (Roma 2004); Storia della mafia. Dalle origini ai giorni nostri (n.e., Roma 2004); Il fascismo. La politica in un regime totalitario (Roma 2005); Che cos’è la mafia. Sciascia e Andreotti, l’antimafia e la politica (Roma 2007).

Ilvo Diamanti insegna Scienza politica all’Università di Urbino, della quale è Prorettore, e Régimes Politiques Cornparées nel Master in Etudes Politiques presso l’Università Paris II Panthéon-Assas. Sulla «Repubblica» firma la rubrica «Mappe», osservatorio costante dei mutamenti sociali più significativi del nostro paese. Tra le sue opere: La Lega. Geografia, storia e sociologia di un nuovo soggetto politico (edizione aggiornata, Roma 1995); Il male del Nord. Lega, localismo, secessione (Roma 1996); Politique à l’italienne (a cura di, con M. Lazar, Parigi 1997); La generazione invisibile (Milano 1999); Bianco, rosso, verde… e azzurro. Mappe e colori dell’Italia politica (Bologna 2003, di cui è in preparazione la nuova edizione).

Prologo delle lezioni sui temi del 900 in Terra di Lavoro

Inizia il secolo
Olindo Isernia
Mauro Nemesio Rossi
Giuseppe Pasquariello

La provincia di Terra di Lavoro per estensione può essere considerata una vera e propria regione, la sua circoscrizione territoriale risulta essere quella definita nel 1897. I comuni nel frattempo sono aumentati da 186 a 191 Borgo di Gaeta , distaccato da Gaeta assume la denominazione di Elena, Vallefredda si distacca da Viticusi, Santa Maria La Fossa si distacca da Grazzanise, Pratella distaccata da Prata Sannita.
Il presidente del Consiglio provinciale è l’on. Montagna cav. Francesco fu Nicola da Marigliano aveva sostituito l’avvocato Angelo Abatemarco di San Felice a Cancello, Primo presidente della Corte di Appello di Parma e Lucca, rimarrà in carica fino al 22 febbraio del 1901.
Nel 1906 la presidenza della provincia finisce nelle mani di uno “straniero” così lo chiamavano i consiglieri provinciali, S.E. On. Carlo Schanzer di Aversa, ma nato a Vienna e professore di diritto costituzionale all’università di Roma.
Un territorio che allargava nel Lazio e nell’attuale provincia di Napoli suddiviso in circoscrizioni:
Caserta con 14 mandamenti e 70 comuni; Gaeta con 9 mandamenti e 35 comuni; Nola con 6 mandamenti e 23 comuni, Piedimonte d’Alife con 3 mandamenti e 23 comuni, Sora con 9 mandamenti e 40 comuni. In ognuna delle circoscrizioni era presente una sottoprefettura.
A guidare la prefettura di Caserta era S.E. Gaetano Sciacca era stato insediato l’11 luglio del 1899 rimarrà poco tempo fino al due marzo del 1901.
L’agricoltura in mano ai latifondisti era la prima attività con la particolarità degli allevamenti bufalini , la lavorazione della seta, le industrie della pasta, le industrie tessili …..

I casertani nella prima guerra mondiale
Alberto Zaza d’Aulisio

Correva l’anno 1918 e anche il capoluogo di Terra di Lavoro si trovava immerso nei problemi della guerra. Anzi a Caserta la guerra era molto più sentita che altrove in considerazione dei circa quattromila e cinquecento militari che vivevano nelle caserme dislocate in ogni quartiere.
Gli ultimi mesi del conflitto mondiale videro scendere gli Stati Uniti al fianco delle forze alleate e questo non poteva far che piacere all’esercito italiano che aveva subito l’amara sconfitta di Caporetto e che era a rischio davanti alla strategia militare degli austriaci.
I casertani sollecitati da segnalazioni che provenivano dalla prefettura si promettevano di rendere omaggio agli americani. Volevano lanciare un ponte ideale con i numerosi emigrati che si trovavano al di la dell’oceano.
Gli austroungarico con le loro azioni si facevano sempre più odiare e si accingevano a bombardare le città principali Italiane. Era toccato a Genova, città di mare e molti si aspettavano che primo o poi gli aerei degli austriaci sarebbero arrivati su Napoli.
La cerimonia del 4 luglio del 1918 fu concordata con il prefetto Diodato Sansone, il Sindaco Vincenzo Cappiello, il presidente della deputazione provinciale ed i responsabili del circolo Nazionale: il prof. cav. Michele Tarantini, l’avv. Alfonso Musone ed il generale comm. Alfonso Maurana.
Il circolo Sociale dirimpettaio dell’Unione in piazza Margherita non volle essere da meno. Il suo presidente prof. dott Pasquale Santoro si prodigò per dare la tessera di socio onorario al generale Ciro De Angelis che essendo stato molti anni nel capoluogo di Terra di Lavoro come comandante della Brigata Caserta si trovava al fronte con i suoi uomini.
L’entusiasmo, con cui la città di Caserta partecipò alla celebrazione dell’Indipendenza Americana, fu considerata la prova più alta e più bella della simpatia che univa la comunità locale agli Stati Uniti.

Il fascismo casertano e la marcia su Roma
Mauro Nemesio Rossi
Olindo Isernia

Per i fascisti campani che si recavano nella capitale per occuparla la “Marcia su Roma” dell’ottobre del 1922, l’adunata suonò a Caserta. E’quanto si deduce da un articolo apparso su il “Il Popolo sannita” del 27 ottobre 1932 in occasione del decennale dell’avvenimento.
A raccontare l’evento è il console Stefano De Simone che solo da qualche mese aveva ricevuto l’incarico da Achille Starace di “reggere le sorti del fascismo beneventano.”
Caserta, nel frattempo era scomparsa dalle province del regno in seguito ad un decreto-
La decisione di prendere il potere con la forza si concretizzò per i fascisti, nella grande adunata di Napoli del 24 ottobre del 1922. Una data che doveva coincidere con il trapasso dei poteri del partito ad un quadrunvirato composto da Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria de Vecchi e Michele Bianchi.
Il tutto fu concordato con Mussolini all’hotel Vesuvio in una riunione a cui il De Simone partecipò personalmente, su invito di Aurelio Padovani, il ras napoletano che sarà inviso dal regime al potere.
L’articolo, da poco ritrovato, è accompagnato anche da un messaggio cifrato di Clinio Riccio, promotore del fascismo beneventano che documenta come il concentramento degli squadristi napoletani, avellinesi sanniti e casertani doveva avvenire in Castelmorrone per poi confluire il giorno dopo nel piazzale della stazione di Caserta.
Con questo documento si pone anche la parola fine alle fantasiose versioni date nel secondo dopoguerra che sostenevano in cattiva fede che proprio a Caserta in occasione della Marcia su Roma, ci fu l’unico attentato alle squadre mussoliniane per opera dei socialisti che si opponevano alla scalata al potere del futuro dittatore.
La bomba che scoppio nella stazione ferroviaria non fu frutto di un’imboscata quindi, ma piuttosto un tragico incidente che portò alla morte Marcello D’Ambrosa un giovane matesino che ebbe “l’onore di portare nel suo tascapane alcune bombe a mano”. ….

La soppressione della Provincia di Terra di Lavoro
Olindo Isernia
Mauro Nemesio Rossi

Con il decreto legge del 2 gennaio 1927 la Provincia di Terra di Lavoro viene cancellata dall’assetto amministrativo della nazione. Era un provvedimento del governo Mussolini che diventerà legge soltanto il 18 gennaio del 1928 con il n. 2584 dopo un iter alquanto ambiguo.
Il confine della Campania viene arretrato sulla linea del Garigliano. I comuni dell’hinterland di Gaeta a nord del Garigliano sono aggregati a Roma, quelli di Sora costituiscono la nuova provincia di Frosinone, i comuni a sud del Garigliano vengono inseriti nella provincia di Napoli. I comuni della sottoprefettura di Piedimonte Matese insieme a sette comuni che facevano parte della provincia di Campobasso vengono aggregati a Benevento.
Scompare la provincia che aveva come capoluogo Caserta. Era la più estesa del regno con i suoi 5.269 Kmq ed una popolazione di 867.826 abitanti suddivisi in 192 Comuni.
Un evento che neanche nelle scuole casertane viene raccontato, sono pochi i professioni che conoscono l’avvenimento e per di più ignorato dalla maggior parte degli amministratori locali.
Il decreto non coglie di sorpresa i casertani dell’epoca anzi già dall’autunno precedente correvano voci di un ridimensionamento della provincia di Terra di lavoro, in vista del nuovo ordinamento dello Stato che il fascismo si avviò a fare e che fu ampiamente spiegato dal Duce in parlamento in occasione del discorso dell’ “Ascensione”. …..

L’otto settembre e la guerra sul Volturno
Felicio Corvese

…. Scene di guerra fin dal 27 Agosto: 2 apparecchi tedeschi abbattuti, boschi incendiati verso le colline di Alvignano. Intorno agli apparecchi distrutti non mancò la piccola folla di contadini che trafugarono tutto.
Il 9 Settembre i Tedeschi disarmarono i Carabinieri. Qualche giorno dopo iniziarono la requisizione del bestiame, e il 14 Settembre quella delle armi: consegna o fucilazione. Tutta una processione di donne alla caserma dei Carabinieri, a consegnarle.
Anche a Caiazzo il 24 Settembre (a San Giovanni e Paolo la notte del 25) ci fu la cattura degli uomini portati verso Cassino per lavori di guerra; ma quasi tutti riuscirono a fuggire e a tornare. A qualche tentativo di reagire e di fuggire, i Tedeschi risposero sparando anche sulle finestre, e minacciarono l’incendio della città, minaccia ripetuta anche per la mancata consegna degli apparecchi radio.
La notte del 24 Settembre, un aereo lanciò migliaia di manifesti. C’era il messaggio del nostro Sovrano. Come altri otto capi di stato, la guerra aveva costretto anche lui a lasciare la capitale! «Parla il vostro Re. Per il supremo bene della Patria, che è stato sempre il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita, e nell’intento di evitare più grandi sofferenze, e maggiori sacrifici, ho autorizzato la richiesta di un armistizio. Per la salvezza della capitale, e per poter pienamente assolvere i miei doveri di Re, col Governo e colle autorità militari, mi sono trasferito in un altro punto del sacro e libero suolo nazionale. Che Iddio assista l’Italia in quest’ora grave della sua storia. Settembre 1943. Vittorio Emanuele». Seguivano incitazioni di Badoglio Capo del Governo, che concludeva: «Oggi, abbiatelo presente: resistere non significa assistere»[0].
Il 30, bombardamento di Capua e ondata di capuani terrorizzati fino a Caiazzo, ma qui, per le postazioni antiaeree in via Sannitica alla periferia Nord, ogni giorno, 29 e 30 Settembre, 1 (attacco serale) e 2 Ottobre, avvenivano attacchi di bombardieri con sganci di bombe (il 2 Ottobre tre attacchi aerei!), cui rispondeva un’accanita contraerea tedesca. Il comando germanico era a villa De Magistris, l’ospedale nel palazzo delle Opere pie.
Il 4 Ottobre fu intimato dai Tedeschi lo sgombero della popolazione che si rifugiò con le masserizie sulle colline vicine e in un bosco presso Barraccone, fra San Giovanni e Paolo e Castelcampagnano, agitata da continui allarmi e falsi allarmi. E intanto in città, venivano incendiate e distrutte oltre 100 abitazioni, fra cui un palazzo delle Opere pie, furono danneggiati il cimitero e il macello, più o meno danneggiate altre 150 case, rovinate vie interne e di campagna, vari ponti saltarono in aria.
L’8 e il 9 Ottobre già gli Americani tiravano su Caiazzo, e la notte del 12 iniziò il cannoneggiamento da oltre il Volturno, e quattro famiglie furono sterminate in via Pace. Nella mattinata del 12 erano tante le case incendiate dai guastatori che tutta la città sembrava preda di scoppi e di sinistre colonne di fumo. I Tedeschi resistevano coi cannoni mimetizzati, su vari punti delle colline da Campagnano a Caiazzo a Villa S. Croce.
A 2 chilometri da Caiazzo bruciava il casale dei santi Giovanni e Paolo. Un fatto assai grave vi accadde, e interessò la stampa nazionale ed estera, per la sua efferatezza. …
L’industrializzazione ed il miracolo economico
Caserta la Brianza del sud (In preparazione)
Mauro Nemesio Rossi
Donato Pasquariello
Gaetano Santagati

Il delitto Tafuri
Ferdinando Terlizzi

L’autore ci racconta un fatto di cronaca nera e il suo iter giudiziario del 1960, una storia criminale di alto effetto emotivo, drammatica e inquietante. “Non ci interessano i bei delitti, ma i “casi” i cui moventi restano misteriosi, casi che sfuggono alla psicologia tradizionale”. Un “caso”, appunto, quello descritto in questo libro, il cui vero movente resta ancora un mistero nonostante quattro processi. Un delitto cruento ed eccezionale per il comportamento criminale dell’assassino, privo di pietà e deumanizzante la vittima, con l’esecutore materiale del delitto affranto dal pentimento e schiacciato dalla volontà di espiazione dopo l’azione omicidiaria e di occultamento del cadavere.
Un caso criminale e giudiziario dai contorni ancora misteriosi, commesso in modo premeditato da un uomo buono e normale, così buono e normale che come lavoro faceva il medico in carcere e lo specialista in malattie delle pelle e veneree. Un uomo conosciuto come onesto, probo, di buona famiglia e timorato di Dio, che un giorno decide di oltrepassare il Rubicone della normalità e del confine bene-male. Oggi lo descriverebbero come “il buon vicino della porta accanto” dalla doppia vita e dalla doppia personalità, che nasconde le depravazioni e il crimine dietro la classica facciata di bigotteria e falso perbenismo, oppure, che si è scatenato dopo il classico corto circuito del “raptus” omicida. Quando il suo cervello ha fatto click!

1968 La grande contestazione nel casertano
Giovanna Anziano
Silvana Virgilio

Dal manifesto della sinistra universitaria (1968) … Questo disegno di smembramento dell’Università, se da un lato favorisce la speculazione edilizia, e cui seno interessati i gruppi più arretrati, dall’altro consente ai gruppi rinnovatori di costruirsi i loro centri di ricerca al di fuori dell’Università e quindi di sviluppare una elite di ricercatori altamente selezionata acritica verso l’ideologia della classe dominante, sottratta al pericoloso contatto con possibili movimenti di massa. Ci si garantisce in sostanza uno stretto controllo politico, e in un momento in cui il Movimento Studentesco va sempre più prendendo coscienza di questa situazione, diventa un ulteriore ed importante strumento di controllo politico 1a possibilità di smembrare l’università, settorializzare le esperienze, impedire l’incontro tra gli studenti.
La battaglia ingaggiata dal Movimento Studentesco si articolò nella distribuzione di migliaia di manifestini a tutta la cittadinanza, in assemblee di facoltà, nell’irruzione al termine di una assemblea nel Rettorato per chiedere al rettore Tesauro la sua posizione sullo smembramento delle sedi universitarie. Il rettore, strappato dalle mani coi uno studente il microfono di un registratore, rispose chiamando la polizia. Infine il Movimento Studentesco decise di intervenire ad una manifestazione contro lo smembramento organizzata dall’A.N.D.S. al maschio Angioino.
Durante il dibattito fu accolta 1a proposta del Movimento Studentesco di occupare la sala in segno di protesta ed alla fine fu approvata una mozione della Sinistra Universitaria che denunciava le responsabilità di quelle forze vecchie e nuove che avevano dato all’Università un assetto così disastroso. ….

Le brigate rosse a Caserta
Adolfo Russo
In preparazione

Tangentopoli Casertana
Marilina Pugliese

Testimonianze

 

maestridellavoro
ll “Centro Studi e Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia” in sigla “CeSAF MAESTRI DEL LAVORO” è legalmente costituito in associazione culturale, senza scopo di lucro. Cura e promuove la formazione dei Maestri del Lavoro aderenti e degli affiliati laici intesi come persone non insignite Stella al Merito, ma che perseguono gli stessi fini quali: favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e a diffondere i sani principi a esso connessi, così come richiesto dal decreto del ministero del lavoro firmato dal presidente della repubblica per l’assegnazione della Stella al Merito.

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