DA NASI A ROMANO LA CANZON ROVESCIA

Nunzio Nasi Nunzio Nasi

Nunzio Nasi

Emma Nasi. Oh il suo gemmeo pallore dietro i vetri percossi dai clamori furibondi del devoto popolo di Trapani….

Se questa nota di eterno femminile non poté mettere la sordina ai furori pudibondi della gazzetteria borghese ed alle passioni scatenatesi avverso chi  aveva offeso i ben -fatti costumi politici della terza Italia, dovè bene l’ immagine soave della giovinetta scendere nel vivo cuore della folla e fermar-visi come un fermento inestinguibile.

La ricordiamo noi la giovinetta dal bel nome sul declinare di un’estate – non è trascorso un lustro e già tanto lontano alla memoria – scendere dalla verde costa di Castellammare alla spiaggia. Oh, come fina.

Tra un codazzo di cortigiani e di dame, il mite pallore del viso lampeggiante sul tenue corpo modellato dalle stesse Grazie, più rendevano viva la bellezza suggestiva e trattenuta della fanciulla. Tutta un’onda di dolcezza serena e di fresche fantasie si moveva dietro i suoi passi : non era ella una dea saltata fuori dalle nitide incisioni di una gemma antica ?

Anche questa poesia parve di troppo. Ora la timorosa giovinetta è esibita dai balconi alle folle e nel giorno della «vittoria» quale vittoria su quest’umile Italia!-son giunti a lei i consueti evviva ed i fiori novissimi.

Poichè un po’ de’ meriti della « vittoria» vuol risalire anche a lei: la mano che 1′ ha metodicamente sospinta al balcone, appartenesse a un capo massonico, o a un delegato del comitato nasiano, o ad altro sacerdote del nasiano culto, violando tanta poesia e tanta timidezza nativa con esibizioni al pubblico, sapeva bene quel che si facesse. L’estetica, infatti, e il sentimento della folla, nel campo delle previsioni, si presta a calcoli matematicamente sicuri.

 

A tutto dunque si è ricorso. Poiché al comitato Pro Nasi non è ignota la canzon rovescia che aleggia sulle cose d’Italia. In Italia un uomo di governo può sopraffare le libertà e soffocare nel sangue un diritto umano che si voglia affermare : Rudinì che volle gli eccidi di popolo per decreto e Pelloux che gitta al collo dello Statuto il laccio del «decretone», sono ricordi un tal poco sbiaditi nella mente piccolo-borghese della terza Italia: e in quanto al ministro osannante ai Centanni, può tutt’ora tenere le redini del governo autorevolmente. Ma l’accusa di prevaricazione è letale alla falla di un governante. Il  piccolo borghese solito così buffo in Italia, così fiacco e scialbo, apprende una accusa del genere come  l’offesa più viva; i suoi sentimenti; e allora si desta e diventa  uomo, cioè capace di discutere, di disprezzare e di odiare. L’ istesso Giolitti il tutore degl’interessi borsistici e ternaioli che ci fa l’onore di governarci e spogliarci, può vantare una forza parlamentare; ma nell’animo dei piccolo-borghese è un uomo giudicato e condannato.

Questo tratto caratteristico del nostro popolo non poteva essere ignorato dallo stesso Giolitti che se non ha mostrato di essere un genio in politica, possiede quella furberia necessaria e sufficiente all’arte del governare, all’arte, cioè, di conoscere il lato debole degli uomini e delle masse e sapersene, all’occasione, servire da arma o da bersaglio. Fu sollevata dalla tribuna parlamentare una parola accusatrice contro un ministro prevaricatore: una cosa onesta, non è vero ? Ma non so più qual brigante di non so quale nazione sosteneva che la perfezione del suo mestiere consistesse nell’esercitarlo secondo i buoni principi della morale. Senza l’arma della morale quale bandito potrebbe degnamente esercitare le proprie inclinazioni ?  Esaminate bene, a conforto di questa tesi, gli atti, ad esempio, di Erricone e riconoscerete quanta parte di legge morale occorra per ogni atto di sopraffazione. Ci occuperemo altra volta e più largamente di questo delicato punto di filosofia pratica. L’accenno oggi ci basti a ricordare come Giolitti, secondo i buoni precetti del brigante-filosofo  si valse dell’accusa mossa prima dai socialisti, per colpire per proprio conto e sbarazzarsi di un uomo preconizzato come uno dei probabili suoi concorrenti. Allora abbiamo visto che la Camera ad un cenno di Giolitti volle rivendicare il buon costume politico. La virtù dei nostri politicanti non sarebbe stata a disagio in un ambiente in cui ci stava un malfattore ? E Nasi fu messo alla porta del Parlamento e consegnato alla giustizia.

Apriti cielo ! Fu il carnevale delle timorate anime piccolo-borghesi per le quali c’è sempre qualche Scarfoglio a tenere acceso il fuoco sacro della morale. Ed ecco ancora una volta che al lume d’ un buon principio e per la retta via del controllo Parlamentare fu praticato  un atto di brigantaggio politico ad edificazione delle teorie del bandita sopra riferito.

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Il colpo fu dato da maestro ; cioè da bandito; ma la parata è stata anch’ essa magistrale. Quel comitato Pro-Nasi se ne rallegri. Quel comitato ha avuto il merito di un perfetto intuito politico: nitida e sicura visione delle sue finalità e della scelta dei mezzi atti a raggiungerle; e, sopratutto, la tenacia, la fede e l’impeto pari alla gran causa. L’ impresa a cui si accinse il Comitato può essere enunciata ed appresa sul serio solo in un manicomio. Ma che è la nostra vita pubblica fuori che manicomio criminale?

Si avevano questi mezzi :

  1. a) documenti a sollevazione di scandali; b) metodica sollevazione di popolo; mezzi, ahimè sovversivi, che fortificano. sempre più la teoria professata dal mio brigante. Questi mezzi saggiamente applicati dovevano riuscire a questi insignificanti fini:
  2. a) ridurre il governo del re al volere di Nunzio Nasi ;
  3. b) ridurre al medesimo volere la giustizia, lanciandola in un conflitto con l’assemblea legislativa;
  4. c) mettere la prefata assemblea al punto di ricredersi o di contraddirsi.

Un più ridicolo conflitto tra i cosiddetti poteri dello stato non s’era mai creato per una più ridicola ragione. La carta albertina avrebbe dovuto arrossire di vergogna, se già non fosse rosa di altro  sotto

i tacchi  di Nunzio Nasi. Nel momento in cui la popolana esclamava: “Prima Dio e poi u cavaleri Nasi” – crediamo che il buon dio dovette sentirsi gonfiare di orgoglio della priorità conservatagli nel culto dei fedeli trapanesi. Egli, il buon dio, lo deve al comitato Pro-Nasi che non scrisse nei numeri del programma di riscossa la destituzione del padreterno.

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C’è forse sugo ad inferocirsi contro Nunzio Nasi quando è tutto un esercito che si batte per lui, i grandi nomi del Fore che banchettano alla sua vittoria, i tribunali che sospendono, in omaggio, le loro sedute , la Cassazione che manomette per lui lo statuto, il popolo che acclama, le fiaccolate e i pavesi e la simbolica conciliazione dei buoni trapanesi con l’Inno reale

Siamo sinceri: cosa avrebbe guadagnato la fama della magistratura con una sentenza in meno nella serie delle sentenze  compiacenti ?

Secondo: che cosa, avrebbe guadagnato la politica italiana con la condanna di uno dei suoi uomini rappresentativi ?

Veda Peppuccio, Giolitti lo ha abbandonato, ma c’è modo di ridurlo a ragione. Il popolo anche ha abbandonato Peppuccio, ma il popolo è dovunque lo stesso, in Sicilia come in Terra di Lavoro. Avere dei documenti ed un comitato di uomini di buona volontà, ecco il segreto.

Domenica scorsa – orrore, orrore !-noi potemmo vedere coi nostri occhi mortali Aversa in festa. Tra un caffè ed una sigaretta potemmo vedere il buon popolo  aversano che girava girava intorno al palco della musica , e la musica non suonava 1’Inno Peppuccio. Due bambini tra i sei e gli otto anni vendevano la Propaganda: le accusa e il ritratto dell’ accusato per un soldo. Il buon popolo girava adagiandosi sulle cadenze di un ballabile.

Poco lontano la casa del non onorevole, illuminata da una timida luce, ed in fondo ad una stanza una bruna figura. Ah, la politica ! – esclamava il commosso labbro dell’ amministratore della Propaganda che ci accompagnava.

Oh la politica !-esclamiamo anche oggi.

I bambini che vendono ad un soldo la tua reputazione, i tuoi detrattori che passeggiano liberi nel tuo fendo, il popolo , che si diverte , la musica che non ha ancora un tuo inno, i tuoi parenti che non si affacciano al balcone…. Peppuccio , quanto sei buffonon ci fosse la galera, bisognerebbe proprio fabbricartela.

Bart.

Si salvi chi può

Oramai Romano è abbandonato alle cure del giudice istruttore e qualunque cosa avvenga di lui non ci preoccupa. L’appendice giudiziaria del caso Romano – lo dicemmo già altra volta di quelle che possono essere anche soppresse senza, nuocere al romanzo d’avventure del protagonista.    

L’uomo a mare di Sessa Aurunca è diventato già un simbolo della vita politica italiana ed i tentativi di salvataggio si spunteranno di contro al giudizio definitivo ed inappellabile già pronunziato da tutta la stampa italiana e da tutta la coscienza pubblica.

E’ per questo che gli uomini i quali fino ad ieri sono stati carne della sua carne si ritraggono poco coraggiosamente dal loro compito di fraterno aiuto al collega disgraziato e pensano, invece , a salvare la loro pelle.

E di fronte allo spettacolo del naufrago che tenta di raggiungere la riva, al comando di funi a mare è sostituito il : si salvi chi può.

 

La disinvoltura di Schanzer

Il più veloce nella fuga è il Ministro delle Poste del Regno d’ Italia. Questo animale a sangue freddo non ha avuto un lieve lampo di generosità come non ha sentito nemmeno per un. minuto il rossore. L’accusa di solidarietà con Romano che, implacabile, logico lo ha attanagliato, lo ha lasciato indifferente: Ed il Ministro del Re, accusato di essere il protettore di una banda di malviventi, ha lasciato addensarsi la bufera sul suo capo nella illusione che in Italia fosse anche tempo perduto il provare di essere galantuomo.

Ed appena appena il suo intimo amico (o Sant’ Ignazio di Loyola !) si è limitato a dire che il Ministro non si è difeso dalle accuse appunto perché queste erano… troppo gravi.

A dir vero, però, accuse specificate e concrete non erano ancora state rivolte a Carlo Schanzer oltre quella – gravissima, che basterebbe da solo a, liquidare un nomo -“di essere il protettore protetto di Romano.

E bastava questa sintesi per non andare oltre.

Ma 1′ Italia è un paese nel quale la morale politica per scendere dal campo dell’astrazione ha bisogno di essere sciorinata al sole in tutte le infinite sue pieghe ed il buon cittadino per convincersi che un uomo – specialmente quando è in alto – non è modello di virtù ha bisogno di vedere e toccare con mano.

Noi non abbiamo detto che Carlo Schanzer sia un ladro come il suo amico Poppuccio Romano; ma giudichino i lettori se può essere deputato e ministro un uomo che deve dar conto al padreterno di questi peccati.

 

Un sindaco delinquente

1° L’on. Di Bugnano ha ricordato in una sua intervista un certo Saverio Della Corte. Costui è un tipo il quale, eletto varie volte sindaco di Frignano Piccolo, si vide sempre respinta la deliberazione di nomina da tutti i Prefetti che si sono succeduti in Terra di Lavoro. Ma vennero le ultime elezioni `e per far eleggere Schanzer il Della Corte fu nominato sindaco.

Orbene volete sapere chi è questo signore ? Stralciamo senz’altro dai suoi precedenti:

1° Sentenza Trib. S. Maria C. V. genn. 80. A sei mesi di carcere per ferita a Romano Luigi.

2° Pretura Trentola – 7 giugno – Un mese di carcere per ferita a Petrella Venanzio.

3° Nel 1885 assoluto per mancato assassinio contro Giuseppe Della Corte (suo fratello).

4° Istruttore S. M. 22 genn. 902 – Non luogo per insufficienza d’ indizii per eccitamento alla corruzione.

5° Sentenza Tribunale S. M. – 10 febbraio 904 – Assoluto per non provata reità per omicidio involontario.

Ma, a parte i precedenti ufficiali anche un bambino può dire che il Della Corte sia il peggior tipo di delinquente del mandamento.

E , oltre alla nomina a Sindaco questo signore ebbe anche 1’onore , nel 1904, di ospitare l’ on. Schanzer che assieme al Romano faceva il giro elettorale.

 

Un appalto scandaloso

2° È vero che Peppuccio Romano sostenne verso Schanzer un appalto per le vetture della Posta di Napoli a favore di un certo Vincenzo Ferrara ?

Ed è vero che questo contratto si dovette precipitosamente annullare perché un deputato di Napoli disse a Schanzer che la cosa era così sporca e tanto dannosa agli interessi dell’erario che egli avrebbe sollevato  uno scannalo alla Camera ?

 

Una nomina per 49 voti

 

3° Un certo Massimino di Frignano Maggiore ha raccontato a galantuomini che egli era padrone dei 49 voti del suo paese, se fosse stato nominato ispettore forestale. Il sabato, cioè il giorno precedente, all’ elezione, il Massimino fu nominato ispettore e mantenne il vergognoso patto.

 

Ai danni della Santa Casa

4° In un ricorso presentato al R. commissario dell’Annunziata cav. Maffone è consacrato che ad un certo Comella di Casaluce era stato fatto un pegnoramento da parte della Santa Casa per resto eli estaglio. Il Comella assicurò tutti i voti di Casaluce a Schanzer e la Santa Casa, di cui era Sopraintendente il Romano , tolse il pegnoramento.

 

Grazie elettorali

5° Alla vigilia delle elezioni di Schanzer fu precipitosamente concessa la grazia a certo dell’Aversano per ottenere i voti favorevoli a Schanzer da parte della borgata di Parete.

 

L’offa ad un Sindaco

6° I voti del Comune di Lusciano furono assicurati a Schanzer nominando il Sindaco di Lusciano, Francesco Costanzo, assistente ai lavori delle Opere Pie dipendenti da Peppuccio Romano.

 

Il nepotismo al Manicomio

7° Il Sindaco di S. Marcellino portò  come un branco di pecore i suoi elettori a votare per Schanzer quando fu assicurato che suo nipote dottor Motti sarebbe stato nominato direttore del Manicomio in sostituzione del prof. Virgili.

E Romano e Schanzer hanno fatto l’impossibile per mantenere la promossa. Si voleva procedere alla nomina senza concorso e solo dopo la minaccia di dimissione di un amministratore , si è venuti nella determinazione di bandire un concorso, a patto però, che fra i commissarii esaminatori fosse stato incluso un uomo a cui il Romano ci teneva molto: il procuratore del Re di S. Maria Capua Vetere.

 

Le pecore al lupo

8° – S. E. Schanzer propose al Romano la nomina di Romano a sopraintendente della Santa Casa dell’Annunziata. E nel, fargli affidare carica così delicata lo Schanzer già conosceva tutte le’ gesta del Romano.

 

Compare… non metaforico

9° – S. E. Schanzer fu compare di anello alla figliuola dell’on. Peppuccio Romano il cui sposo ottenne il posto di sub-economo al Manicomio. E chi sa che nel Mezzogiorno il compare d’anello è considerato più che un parente, può comprendere quanta polvere negli occhi dei… spennabili da Romano doveva costituire questa sacra cerimonia,

A questo proposito, anzi, corre voce alle la nomina a sub-economo al Manicomio facesse parte degli impegni assunti dal Romano nei capitoli matrimoniali.

 

Benemerito di Giolitti

E si potrebbe anche continuare. Ma a che scopo? Chi volete che si riscaldi per roba di questo genere Schanzer continuerà forse a fare il Ministro  d’ Italia pago solo dell’assentimento e della fiducia del suo Giolitti.

Anzi questo nostro breve elenco, ne siamo sicuri, costituirà per Giolitti il miglior titolo di benemerenza per il suo ministro delle Poste.

 

 

 

Mentre si svolge il processo Romano

 

Dai documenti che noi non senza ragione abbiamo tratto alla luce, emerge in modo palpabilissimo come Peppuccio Romano che  innanzi alla Camera. nella tragica giornata del 23 maggio osò strombazzare di illibatezza di costumi di sacrifici  patrimoniali subiti nell’esercizio dei pubblici poteri, di lotte giudiziarie vinte gloriosamenente – sia stato invece sottoposto a procedimenti penali per reati di truffa e di peculato, riuscendo a sottrarsi alle condanne per effetto di ordinanze di non luogo per insufficienza d’indizi, e di sentenze che sembrano vomitate da giudíci briachi nel lupanare della giustizia.

Le stesse manovre adottato per lo passato. con esito favorevole, Peppuccio Romano ora nell’istruttoria a suo carico in corso presso il Tribunale di Santamaria , per i reati denunziati da queste colonne.

E’ notorio, che per varie notti gl’impiegati comunali o quelli delle altre amministrazioni nelle quali trovasi infeudato l’odierno imputato, hanno atteso ad un lavoro febbrile, rivolto indubbiamente a sofisticare titoli e documenti. che avrebbero potuto aggravare le condizioni del reo o svelare altre responsabilità di lui e dei suoi manutengoli.

 

Insidie e pressioni

Le colpe da noi attribuite a Peppuccio Romano, in quanto si riferiscono alle sue funzioni di amministratore nei vari enti aversani, non sono le sole che, da un diligente e coscienzioso esame del Magistrato, potrebbero accertarsi. Altre, ed innumerevoli, giacciono sepolte negli archivi di questa o quella Istituzione; e basterebbe anche un’inchiesta fugace o sommaria, per esumare nuove responsabilità e raggiungere complici e favoreggiatori.

Sono questi appunto, nell’ attuale momento, i più strenui difensori di Peppuccio Romano, ed è naturalissimo; poiché quanti concorsero direttamente od indirettamente  consapevoli o non, alle infami gesta operate da lui, sono spinti a facilitargli il cammino dell’impunità da un interesse reciproco di aiuto e di difesa nella minacciante catastrofe.

Sono fioccate, in questi giorni deliberazioni di favore per questo o quell’ individuo la cui deposizione sarebbe potuta riuscire compromettente.

 

L’ offa

Un impiegato del Cirillo ha potuto godere un indebito benefizio pel versamento della tassa pensione, quale prezzo del suo silenzio sul furto delle piante ornamentali consumato in danno dell’ Istituto.

Un impiegato daziario, con deliberazione della Giunta, è stato nominato improvvisamente Custode nel Carcere Mandamentale allo scopo di ricacciargli nella strozza tutte le propalazioni fatte sui misteri del dazio.

Promesse e minacce partono da casa Romano o per adescare o per intimidire i testimoni riottosi.

 

Sforzi disperati

Con questi mezzi si va allestendo la verginità di don Peppuccio , il quale più di tutti si mostra convinto delle proprie turpitudini. E mentre sceglie come mezzo il trasporto delle sue frequenti gite a Napoli una modesti vettura da nolo col mantice alzato. Che  lo ripari dagli sguardi  dispregiativi della folla . si prosterna alle ginocchia dall’una o dall’ altra vittima, mendicandone la pietà e la misericordia con la promessa di emendarsi per l’avvenire.

Il deputato di Sessa  Aurunca, pur di eludere i rigori della legge. pur di salvare i polsi dalle manette . affronta ()gai avvilimento e si sottopone alle più obbrobriose mortificazioni verso quegli stessi che. sino ad ieri, trattò con altezzosa burbanza; e convoca nelle sale del suo palazzo impiegati e bassi dipendenti delle diverse i nn 1iatr zioni nelle quali tuttora impera, per catechizzarli su quanto dovranno riferire al Magistrato; inquirente.

In cerca di rnallevadori

 

Perché tacerlo ?-Una istruttoria inqualificabile, diretta a fini diametralmente opposti a quelli del giudice, si va svolgendo, con attività, ininterrotta, in Aversa, e propriamente nel domicilio dell’imputato.

Non appena è recapitata ai testimoni la citazione a comparire, i segugi di Peppuccio, più lesti forse dello stesso usciere, li rintracciano e li traggono al cospetto dell’Augusto Signore che, assistito da un abile  avvocato e da un amico sperimentato nei cimenti giudiziari, li induce alle più enormi mistificazioni, Onde offuscare l’aera della giustizia, per svignarsela  nella caligine.

Sappiamo che qualcuno dei testi, per liberare il suo padrone dalle responsabilità nelle quali è incorso, si e offerto, novello Cireneo, al peso della croce, dichiarando di aver ricevuto in deposito una certa somma che, in netta , non -è stata mai consegnata, a nessun titolo, nelle sue mani.

Se questo imbecille ha bramosia di una villeggiatura carceraria, ci raccomandiamo , al giudice istruttore di accontentarlo subito , giacché i falsi testimoni meritano giustamente una residenza al fresco .

Sappiamo che altri, e penetrati con destrezza nelle file dei testimoni hanno affermato di aver venduto, chi di aver comprato le piante ornamentali del Cirillo, perché di proprietà, privata.

Ebbene : se i reati contro 1′ amministrazione della giustizia meritano castigo; chiediamo al magistrato che si proceda contro coloro che hanno osato tale mendacio ; poichè non è a qualificarsi altrimenti la parola di questi compiacenti ausiliari di Peppuccio Romano, quando è dimostrato che le piante si appartenevano all’istituto per la loro ubicazione. e sopratutto perché ; acquistate col danaro pubblico in occasionò di una festa nazionale.

Mostrandoci informati del tenore di qualche deposizione, forse potrebbe sospéttarsi che il segreto istruttorio sia stato da noi violato. Sentiamo perciò il dovere di fare una leale dichiarazione : che . cioè, queste notizie noi abbiamo assunte dalla voce pubblica in Aversa , dote sono state divulgate , con sfacciata impudenza, dagli stessi testimoni fautori del colpevole, per crearsi benemerenze vero di lui , e per auspicarne la vittoria tra gli atterriti gregarii.

 

Governo manutengolo

Di fronte a tante nefandezze che si commettono in Aversa per sviare l’azione della giustizia, il governo compie sforzi inauditi per estrarre dalla melma in cui è stato già dall’opinione pubblica seppellito, Peppuccio Romano.

In tutte le Amministrazioni locali scorazzano ancora quegli stessi ceffi che hanno con lui diviso il bottino, o che nelle sue mani sono stati ciechi strumenti di spoliazioni, di preda.

Sulla Casa Municipale una Giunta che è tutta una storia turpe di disonestà, di nequizia e di abietto servilismo, seguita a sgovernare le sorti del paese, a dilapidare il pubblico patrimonio a prostituirsi a tutte le lussurie del disonorevole di Sessa.

Un ministro dell’interno meno ribaldo di Govanni Giolitti avrebbe a quest’ora già inviata in quello istituzioni cittadine  una schiera di Commissari reni, nel ristabilirvi il dominio della legge, dell’onestà o della rettitudine.

Ma Giovanni Giolitti sa che tutto il fango che pullula in Aversa è fango della su anima e lo covre col manto del suo potere.

 

 

 

Carlo Schanzer

 

Nasce a Vienna il 18 dicembre 1865. Dopo aver conseguito nel 1887 la laurea in Giurisprudenza all’Università di Roma, entra al Senato come bibliotecario. Vi resta fino al 1893, quando ottiene per esami il posto di referendario al Consiglio di Stato (dove sarà nominato consigliere nel 1898 e presidente di sezione nel 1912). Ottiene la libera docenza in Diritto costituzionale e si iscrive come avvocato all’albo della Cassazione. Nel 1900 accetta la candidatura propostagli da Giovanni Giolitti e viene eletto deputato nella XXI legislatura (sarà confermato fino 1919). Alla Camera lavora intensamente su alcuni temi come le opere pie, la beneficenza e l’assistenza pubblica. Nel marzo 1904 critica le leggi emanate nell’ultimo ventennio che hanno attribuito nuove funzioni alle Prefetture senza per altro dotarle del personale necessario. Nel febbraio 1901 Giolitti lo chiama al Ministero dell’Interno e gli affida la direzione generale dell’amministrazione civile, dove avvia il delicato lavoro d’impianto dei servizi statistici delle opere pie. Nel luglio 1903 rinuncia all’incarico e, pur restando deputato, preferisce rientrare a Palazzo Spada. Viene nominato ministro delle Poste e Telegrafi nel III governo Giolitti (1906-1909) e attua un programma fortemente riformatore. In particolare, firma la legge organica del 1907, con la quale si ammettono – in nome della specificità di quel personale e contrariamente a quanto è stabilito nel resto dell’amministrazione – i ruoli aperti, prevendendo che la progressione economica prescinda dall’avanzamento nella carriera gerarchica. Avvia anche il primo serio tentativo di sostituire alla formazione spontanea dei dipendenti un più coerente e organico perfezionamento professionale (per il quale viene creato un apposito Istituto). Nel settembre 1906 presenta alla Camera il progetto sulle convenzioni marittime che dà luogo alla Legge 5 aprile 1908 n. 111 e infine gestisce, in accordo con lo stesso Giolitti, le trattative con gli armatori (in particolare col genovese Erasmo Piaggio) volte a risolvere il problema delle linee convenzionate. Quando l’insuccesso di quelle trattative spinge Giolitti alle dimissioni, considera conclusa la sua esperienza ministeriale e nel 1910 rientra un’altra volta nelle sue funzioni al Consiglio di Stato. Interessato ai problemi dell’amministrazione, sostiene che le riforme debbano mirare «non solo a spendere poco, ma anche a migliorare i metodi tecnici del lavoro amministrativo, a risolvere il problema politico della responsabilità dei funzionari e dei rapporti di essi col pubblico, a disciplinare con nuovi criteri il rapporto fra gl’impiegati e lo Stato». Nel 1912 dà inoltre prova della sua competenza tecnico-amministrativa e della sua vasta cultura giuridica, rappresentando il Governo nella conferenza internazionale dell’Aja sull’unificazione del diritto sulla cambiale e sullo chèque. Nel 1913 tiene una relazione sul suffragio universale in Italia al primo congresso del Partito democratico costituzionale. Svolge un ruolo di rilievo nell’ambito della Commissione reale per il dopoguerra, che ha il compito di studiare i provvedimenti per il passaggio dallo stato di guerra a quello di pace, proponendo un vasto repertorio di riforme. Presiede, inoltre, la Commissione “Questioni coloniali”, che affronta le problematiche del rapporto tra le colonie e l’amministrazione centrale. Nominato senatore nell’ottobre 1919, dal giugno dello stesso anno fino al giugno 1920 ricopre le cariche di ministro del Tesoro (impegnandosi nella politica di contenimento della spesa dei Ministeri), di ministro delle Finanze e infine di ministro del Tesoro. Preoccupato per l’incrudirsi della crisi politico-sociale, nel 1922 accetta l’incarico di titolare degli Affari esteri, che tiene fino alla marcia su Roma. In quell’anno partecipa anche alla conferenza di Genova (aprile 1922) ma le sue posizioni filo-inglesi vengono apertamente criticate da Mussolini. Nella riunione del Consiglio dei ministri del 28 ottobre 1922 approva lo stato d’assedio e firma come tutti il suo manifesto, poi rivelatosi inutile per il repentino voltafaccia del re. Quando nel dicembre 1928 il presidente del Consiglio di Stato Raffaele Perla raggiunge l’età della pensione, spera di succedergli in quanto presidente di sezione più anziano. L’esigenza di “fascistizzare” le più alte cariche dello Stato frustra invece la sua legittima aspettativa (al suo posto viene chiamato Santi Romano). Colpito in quelli che ritiene siano i suoi diritti, chiede il collocamento a riposo e lo ottiene il 26 dicembre 1928. Il Governo decide allora di premiarlo con una carica chiaramente compensativa e onorifica, quella a ministro di Stato. Muore a Roma il 23 ottobre 1953.

 

Nato a Vienna (Austria) il 18 dicembre 1865

Deceduto a Roma il 23 ottobre 1953           

Laurea in Giurisprudenza; Docente universitario, Funzionario amministrativo

 

 

XXI Legislatura del Regno d’Italia (16.06.1900 – 18.10.1904)

Eletto nell’elezione Suppletiva del 13.12.1903 nel collegio di AVERSA (Caserta),          con voti 2133 su 2197 votanti

 

XXII Legislatura del Regno d’Italia (30.11.1904 – 08.02.1909)

Eletto nell’elezione Generale del 06.11.1904 nel collegio di AVERSA (Caserta), con voti 1625 su 2346 votanti

 

XXIII Legislatura del Regno d’Italia (24.03.1909 – 29.09.1913)

Eletto nell’elezione Generale del 07.03.1909 nel collegio di SPOLETO (Perugia),            con voti 2405 su 3671 votanti

Eletto nell’elezione Generale del 07.03.1909 nel collegio di CASERTA (Caserta),           con voti 1976 su 3200 votanti

 

XXIV Legislatura del Regno d’Italia (27.11.1913 – 29.09.1919)

Eletto nell’elezione Generale del 26.10.1913 nel collegio di SPOLETO (Perugia),            con voti 6760 su 7956 votanti

 

maestridellavoro
ll “Centro Studi e Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia” in sigla “CeSAF MAESTRI DEL LAVORO” è legalmente costituito in associazione culturale, senza scopo di lucro. Cura e promuove la formazione dei Maestri del Lavoro aderenti e degli affiliati laici intesi come persone non insignite Stella al Merito, ma che perseguono gli stessi fini quali: favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e a diffondere i sani principi a esso connessi, così come richiesto dal decreto del ministero del lavoro firmato dal presidente della repubblica per l’assegnazione della Stella al Merito.

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