Organizzazione malavitose a confronto – Liceo Manzoni

Convegno 16 ottobre 2017 ore 10 Liceo Manzoni Caserta 

 

Conoscere la storia del nostro paese significa non solo analizzare  l’evoluzione politica della  Nazione, ma entrare anche negli aspetti antropologici e sociali che l’hanno determinata.  Le organizzazioni malavitose esistono in tutti paesi del mondo da secoli e gli Stati le  hanno combattute con successi alterni.

Nel meridione del paese, vuoi per il ritardo culturale che ha caratterizzato le masse ed anche per un folclore  radicato nella cultura popolare si sono sviluppate organizzazioni parallele allo stato e hanno occupato spazi la dove la presenza istituzionale era assente o latitante.

Pietro Giannone, nel quarantesimo libro della sua Istoria civile del regno di Napoli, fa chiaro cenno della setta dei camorristi giunta “al massimo segno della impudenza e della sopraffazione” sotto il governo di don Gaspare de Haro marche-se del Carpio, viceré a Napoli per Sua Maestà Carlo II di Spagna.

«Alcuni potenti, nutrendo ne’ loro palagi molti scherani ed uomini di male affare, incutevan timore ai più deboli: minacciandogli, sovente sfregiandogli, ed in mille guise oltraggiandogli, e con imperio estorquendo da essi tutto ciò che lor veniva in mente; favorivan gli uomini più rei; né vi era faccenda nella quale non si intrigassero, e non forzassero i più deboli di fare a lor voglia. Sforzavano i padri di famiglia a collocare in matrimonio le lor figliuole con chi ad essi piaceva; n’impedivari degli altri [matrimoni] da essi non graditi; in brieve avevan ridotti i cittadini in una miserabile servitù».

Siamo a Napoli, verso la fine della seconda metà del Seicento.  La dove quasi un secolo dopo c’era stata una evoluzione che la camorra  si mischia nella bande  del cardinale Fabrizio Ruffo; fino a vederla a poco a poco “precipitata e guasta nel XIX secolo; e, menomata ed alterata poi, precipitar sempre più e confondersi coi ladri volgari; e, ancora imbastardita e travisata, ridursi finalmente – accusatore di essa un Abbatemaggio – nel gabbione di Viterbo, in questo nostro ineffabile secolo XXI”

La frase con cui s’apre il cenno del Giannone: «Alcuni potenti, ecc.». pone alcune domande: i  potenti perché si davano al mal fare? Da chi pigliavano l’esempio della sopraffazione? Per quali motivi conveniva ad essi di tener affiliati uomini d’ogni paese e d’ogni fede, rotti alle audacie più indicibili, convinti della più indiscussa obbedienza?

Si racconta che Le organizzazioni  malavitose hanno  origine cavalleresche,  si racconta che nel Seicento, su una nave partita dalla Spagna si erano imbarcati tre nobili cavalieri costretti a fuggire  per aver lavato nel sangue l’onore di una sorella sedotta. Sbarcati sull’Isola di Favignana, Osso, votandosi a San Giorgio, decide di rimanere in Sicilia dove fonda la mafia, Mastrosso, devoto alla Madonna, si trasferisce in Campania dove organizza la Camorra, mentre Carcagnosso, con l’aiuto di San Michele Arcangelo, punta sulla Calabria dove da vita alla ‘ndrangheta. Nel caso della ‘ndrangheta  calabrese il modello organizzativo dell’organizzazione criminale ricalca quello delle società patriarcali, si tratta di una organizzazione di tipo orizzontale basata su legami parentali .

 

I protagonisti

Dott.ssa Stefania Brancaccio
Cavaliere del Lavoro 
CESAF Maestri del lavoro d’Italia

Laureata in lettere e filosofia presso l’Università Federico II di Napoli e specializzata in psicopedagogia dell’età evolutiva presso il Magistero di Torino, vice presidente della Società Coelmo SpA, società produttrice di gruppi elettrogeni industriali e marini. Con tre stabilimenti, in Campania, uffici di rappresentanza in Europa e Medioriente e distributori nei maggiori paesi del mondo.

Ricopre la carica di reggente Banca d’Italia presso la sede della Banca d’Italia di Napoli. È membro dell’advisory board Federmeccanica di Roma, membro del Gruppo Tecnico Organizzazione di Confindustria Nazionale, nonché membro della Giunta di Confindustria Napoli, di cui è anche componente del Consiglio direttivo Sezione Metalmeccanica. È componente del Consiglio direttivo Commissione Microcredito e Finanza Etica dell’Associazione Nazionale per lo Studio dei problemi del Credito di Roma. È membro della consulta femminile del Pontificio Istituto della Cultura. Impegnata nel sociale è consigliere di amministrazione della fondazione “In nome della vita Onlus”, “Casa di Tonia”, per l’accoglienza di ragazze madri e donne vittime di violenza, Curia Arcivescovile di Napoli. Vincitrice della 22ª edizione Premio Minerva Anna Mammoliti Roma, attribuito alle donne per qualità imprenditoriali. Socio Rotary Nord Napoli. Premiata con riconoscimenti Paul Harris Fellow, per il Progetto Open Innovation per il lavoro dei giovani e per la presidenza della Commissione distrettuale “Lavoro, Occupazione e Micro Credito”.

Dott. Raffaele Ruberto
Prefetto di Caserta

Nell’arco di quasi 32 anni di carriera, ha prestato servizio in nove sedi, svolgendo la propria attività sia nell’amministrazione centrale che in quella periferica. Sul territorio ha prestato servizio al nord (Piemonte ed Emilia-Romagna) e al sud Italia (Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata), maturando la propria esperienza in grandi e in piccole Prefetture.

Dal 5 gennaio 2015 al 21 maggio 2017 ha ricoperto l’incarico di Prefetto di Reggio Emilia. Precedentemente, sempre da Prefetto, ha svolto gli incarichi di Commissario Straordinario per l’individuazione dei siti e la realizzazione di impianti di discarica nei territori delle province di Napoli e di Salerno, nonché a Savignano Irpino (AV) e, successivamente di Commissario Straordinario del Comune di Gioia Tauro.

Nel corso della carriera ha svolto incarichi esterni quali Commissario Straordinario dello IACP della provincia di Bari; Commissario Straordinario in diversi Comuni , Sub-commissario, con funzioni vicarie, all’Amministrazione Provinciale di Bari e al Comune di Barletta; componente dei CO.RE.CO. di Bari e Crotone ; Vice Commissario per l’emergenza nomadi in Piemonte ; Soggetto attuatore in Piemonte per l’emergenza Nord Africa , componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Opera Santi Medici Cosma e Damiano” di Bitonto; per un breve periodo, su nomina commissariale del Prefetto di Ravenna, Consigliere d’Amministrazione della Banca del Monte di Bologna e Ravenna; coordinatore dello staff del Commissario Delegato per l’alluvione del 22 e 23 ottobre 2006 nelle province di Bari e Brindisi; relatore ad una conferenza, organizzata dal Consiglio d’Europa, sull’arrivo di richiedenti asilo nei porti e sulle coste europee.

 

 

Raffaello Magi,
consigliere presso la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione.

Dal 1993 al 2012 ha svolto la sua attività giudiziaria presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. E’ stato, presso la Corte di Assise, giudice a latere ed estensore di importanti sentenze in tema di criminalità organizzata. Tra queste, la sentenza sull’omicidio del sindacalista Franco Imposimato e la monumentale sentenza di primo grado del noto maxiprocesso Spartacus 1 . In un elaborato di tremilaquattrocento pagine è stata analizzata, all’epoca, l’evoluzione storica di una delle più temibili ed agguerrite organizzazioni camorristiche.

Negli anni successivi, ha presieduto uno dei giudizi tenutosi nei confronti del boss stragista Giuseppe Setola, condannato anch’egli all’ergastolo ed a trenta anni di carcere per il reato di associazione.

Da quattro anni impegnato presso la Corte di Cassazione, si è occupato – quale relatore – di ricorsi avverso sentenze in numerosi casi di omicidio, di reati commessi dagli appartenenti alle forze armate, di giudizi in tema di attività della ‘ndrangheta, con la recente decisione (nel giugno del 2016) relativa alla nota operazione Crimine sulle attività criminali svolte nella provincia di Reggio Calabria, con conferma della condanna per un centinaio di imputati.

E’ autore di numerosi articoli e monografie su argomenti giuridici oggetto di pubblicazione in riviste specializzate; collabora da molti anni con la Scuola Superiore della Magistratura per le attività di formazione permanente dei magistrati e con la Seconda Università degli Studi di Napoli.

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l “Centro Studi e Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia” in sigla “CeSAF MAESTRI DEL LAVORO” su iniziativa dei Soci fondatori, è legalmente costituito in Ente culturale autonomo, senza scopo di lucro. Esso cura e promuove lo studio e la formazione dei Maestri del Lavoro aderenti e degli Affiliati laici intesi come coloro che, pur non essendo in possesso della Stella al Merito, ne perseguono gli stessi fini quali: curare e promuovere lo studio e la formazione dei Maestri del Lavoro per far meglio espletare il loro compito sociale volto a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e a diffondere i sani principi a esso connessi, così come richiesto dal decreto del ministero del lavoro firmato dal presidente della repubblica per l’assegnazione della Stella al Merito ai lavoratori che si siano prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell’attività professionale.

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