Andare oltre, esprimere amore e servizio. Una lezione di Antonio Riboldi

Don Antonio Riboldi Don Antonio Riboldi

L a notizia della scomparsa di Mons. Antonio Riboldi, ci addolora e rattrista.

 Uomo di azione da sempre vicino al nostro magistero, è  noto per aver combattuto la camorra napolatana  con tale forza e vigoria che ha lasciato il segno non solo nella collettività ma nelle coscienze dei malavitosi.

Quando nel 2007 lo invitai a visitare la redazione del giornale con cui collaboravo,  non esitò ad incontrare i tanti giovani che ivi lavoravano e dare loro un messaggio  etica e di deontologia professionale. Arrivò nella redazione con notevole ritardo, le strade del marcianisano erano tutte bloccate.  Non si trattava di un ingorgo per il maltempo, ne tanto meno di qualche manifestazione di protesta di maestranze che lottavano per il posto di lavoro. Si inaugurava il Centro Commerciale Campania ed era possibile comprare a prezzi altamente scontati. il grande afflusso di acquirenti fece andare il tilt il traffico. Quando raggiunse la sede del giornale,  per nulla contrariato commentò,  con un senso di ottimismo le potenzialità  di acquisto della gente.  A distanza di qualche mese doveva scoppiare luna delle  più grandi  crisi economiche  che si è protratta fino ai nostri giorni con conseguenze disastrose sui livelli occupazionali dei giovani e non solo.

Qualche lustro prima  era intervenuto al fianco dei lavoratori della Olivetti, che stavano perdendo il posto  per la crisi dell’azienda ed il suo mancato adeguamento alla nuove tecnologie che stavano invadendo il mondo con la globalizzazione. Fu  feroce sull’operato di Carlo De Benedetti, l’uomo più gettonato dalla politica di sinistra e lo accusò di aver avuto contributi ingenti dallo Stato  che poi aveva reso inefficaci  per le operazioni  finanziarie e non  spese per una sana imprenditorialità.

Negli ultimi anni si rammaricava per non poter esser presente con la sua parole ai nostri convegni ed incontri con i giovani.  incoraggiava il nostro operato con le sue preghiere.

Andare oltre è uno dei tanti suoi scritti che ci inviava e che molti sono stati pubblicati sulle vecchie pagine web del nostro dominio.

Riprendiamo il suo pensiero ,  PERCHE’ POSSA ESSERE DA STIMOLO AI MAESTRI DEI LAVORO ED AD SOCI LAICI SPECIE A QUELLI CHE UNA VOLTA PRESA L’ONORIFICENZA HANNO ABBANDONATO LA LORO MISSIONE TRADENDO IL MANDATO RICEVUTO. 

(manero)

Andare Oltre

Chi di noi, fin da ragazzo, e ancor più da giovane, non ha sognato grandi traguardi nella vita? A volte traguardi che sono rimasti solo sogni, perché impossibili o irraggiungibili? Ma guai se la nostra vita non avesse sogni! Sarebbe come un condannarsi a vivere alla giornata, senza mettere a frutto i tanti carismi che Dio, con generosità, ci ha donato.

È certo che Dio, per dare una immagine della Sua infinita potenza nell’amore e nel bene e per proclamare il Suo amore all’umanità, a tutti, ma proprio tutti, senza distinzione tra ricchi e poveri, sani e malati, semplici e colti, ha dotato gli uomini di capacità che a volte esplodono nelle meraviglie che possiamo contemplare nella vita dei santi, che sono, per la loro varietà, come un immenso cielo dai mille colori e disegni, o semplicemente nel dono di creare il bello e il buono, che viene sempre da Lui, come è nella poesia, letteratura, scienza, e tutto quello che volete.

Tutte queste doti hanno un solo fine: dare gloria al Padre, esprimere amore e servizio e suscitare il bene tra gli uomini. Purtroppo sperimentiamo anche come, a volte, noi uomini usiamo le capacità che Dio ci ha donato per un’affermazione di superbia o addirittura per scoperte contro l’uomo. Basta un esempio. Quando gli scienziati scoprirono l’energia dell’atomo, certamente si trovarono di fronte ad una grande forza della natura.

Sappiamo tutti che noi uomini, per la libertà, dono del Signore, possiamo usare i beni di Dio come gloria al Signore e aiuto all’uomo, o contro l’uomo. Fu così che la tecnologia usò l’atomo per costruire e usare, a fini bellici, la bomba atomica!… Abbiamo visto con i nostri occhi le atroci conseguenze eppure, ancora oggi, viviamo sotto l’incubo di poter venire letteralmente cancellati dalla terra, se scoppiasse una guerra nucleare! Ma è anche vero che l’energia atomica può essere usata a fini di bene. Così è lo stesso per la letteratura e l’arte in genere. C’è sempre la possibilità di usare i beni di Dio per o contro il bene. Oggi il sogno di tanti è la ricchezza.

Questa può essere un modo per liberare i poveri dalla miseria o per creare ancor più povertà e sfruttamento, quando la ricchezza è egoismo di possesso. Quando ero ragazzo sognavo di essere missionario e, camminando per le strade, fantasticavo a mio modo l’Africa e io che la percorrevo in lungo e in largo, predicando. Nelle famiglie di oggi difficilmente si suggeriscono sogni che siano quelli di Dio su di noi. Si alimentano piuttosto sogni vani o che falliscono miseramente, dopo aver consumato la vita. È la situazione di cui narra il Vangelo di oggi, con la pesca notturna di Pietro: buoni ed esperti pescatori, che quella sera però tornarono a riva senza aver preso nulla, ed è duro accettare il fallimento.

I veri sogni nell’uomo sono quelli che Dio ha fatto per noi e sono stupendi, se sappiano capirli e viverli. Come S. Francesco che, da ricco che era, sentendo la Parola di Gesù: “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”, ebbe la rivelazione del grande sogno di Dio su di lui: un sogno che segna il bello per tutti i tempi e per tutti gli uomini. Ed il Cielo e la storia è piena di questi sogni di Dio, che seppero trovare realizzazione in uomini e donne, che sono ora il grande affresco che fa onore a tutti e rende gloria a Dio. E Gesù manifesta i suoi disegni, a volte, proprio quando noi sperimentiamo tutta la nostra povertà. Così è nel Vangelo: “In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi a terra e lavavano le reti. Salì su una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: Prendi il largo e calate le reti per la pesca. Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla Tua parola getterò le reti. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche, al punto che quasi affondavano. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: Signore, allontanati da me, che sono peccatore. Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto: così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: Non temere. D’ora in poi sarai pescatore di uomini.

Tirate a terra le barche, lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5, 1-11). Fino a quel momento non erano grandi i sogni di Pietro. La sua vita si era come appiattita nell’ordinarietà, senza ‘andare oltre’. Ma giunge il momento in cui è totale il fallimento, e quindi la sua povertà di pescatore. Sono quei momenti che capitano a tutti, quando i nostri sogni cadono nel nulla, con la voglia di darsi per vinti nella vita e quindi rassegnarsi. Ma la vita, secondo i disegni di Dio, non conosce questo lasciare cadere le braccia, rinunciando ad impegnarsi. È il momento dell’incontro con Gesù che fa sentire la sua voce: “Prendi il largo… va’ oltre questo fallimento, perché quello che ho preparato per te è grande e chiede umiltà ed abbandono”. Così fece Pietro, insieme con gli apostoli, e tutti sappiamo come, dopo la Pentecoste, ‘presero il largo’, con risultati allora impensabili e, ‘quella barca’ continua oggi a viaggiare, sia pure con altre mani, verso la costruzione del Regno di Dio. Quando l’obbedienza mi chiese di andare parroco nel Belice, alla vista del ‘deserto di fede’, per tante cause, ebbi la sensazione di Pietro, come di lavorare a vuoto. Accettai, con i miei confratelli, di ‘prendere il largo’ e alla fine…Dio rivelò la sua potenza. Così fu come vescovo ad Acerra. Ancora una volta Dio mi disse, tramite Paolo VI, che il mio mare da navigare era qui. Ancora una volta cedetti il timone della barca a Lui e presi il largo. E solo Dio sa il bene che Lui ha fatto. Oggi molti hanno la sensazione che, nonostante la fatica del lavoro pastorale, troppe volte si torni a barche vuote!… Come remassimo a vuoto o in luoghi privi di frutti, ma forse è solo perché non abbiamo il coraggio di ‘andare oltre’ le nostre povertà, i nostri piccoli sogni, fidandoci ciecamente della Sua Potenza. Il cambiamento di rotta nella vita riesce sempre, se ci si affida a Chi ha tracciato dall’eternità la rotta stessa. Ma se, dopo aver inseguito, con fatiche immani, sogni sbagliati, ci troviamo a mani vuote e non sappiamo interrogarci se quello che abbiamo cercato era davvero la ‘rotta’ di Dio, il fallimento è assicurato. Siamo certi che Dio attende solo che gli affidiamo il timone per dirigere la rotta della nostra vita, non dove abbiamo sognato, ma dove Lui ha pensato e voluto. Ma abbiamo l’umiltà di mettere in discussione ciò che siamo e dove andiamo? Quali frutti cerchiamo e se questi sono frutti di santità o di delusione? Occorre davvero sperimentare personalmente la confessione di Pietro: “Signore, allontanati da me, che sono un peccatore”: Isaia così spiega la sua esperienza. “Mi trovai davanti al Signore seduto su un trono. Vibravano gli stipiti delle porte, alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo e dissi: Ohimè, sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo ad un popolo dalle labbra impure io abito. Eppure i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti. Allora uno dei Serafini volò verso di me: teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è stato espiato.

Poi udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò e chi andrà per noi?. Ed io risposi: Signore, manda me!” (Is 6,1-8). Credo che tutti voi che, con tanto amore, mi seguite, sappiate che il nostro tempo ha davvero bisogno del ‘Sì’ di Pietro e di Isaia. Ancora una volta pare di sentire Dio dirci: “Chi manderò?”. Sono certo che ognuno di voi si chiederà che fare, per mettersi nei panni umili di Pietro e di Isaia, consci della nostra pochezza, ma con il coraggio di diventare strumenti dei ‘sogni di Dio’. E chissà quanti sogni Dio ha per ciascuno di voi. Non custoditeli inutilmente nel cassetto, ma liberateli. ‘Andiamo oltre’ i pessimismi o le facili rese, nel vedere la nostra barca tornare vuota, dopo una notte di pesca. ‘Prendete il largo’ ci dice il Signore. ‘Andate oltre!’. Era il grido, che deve essere anche nostro, del caro Giovanni Paolo II. E lui davvero ‘andò oltre’. Come tutti i veri cristiani.

 

Antonio Riboldi – Vescovo –

 

maestridellavoro

ll “Centro Studi e Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia” in sigla
“CeSAF MAESTRI DEL LAVORO” è legalmente costituito in associazione culturale, senza scopo di lucro. Cura e promuove la formazione dei Maestri del Lavoro aderenti e degli affiliati laici intesi come persone non insignite Stella al Merito, ma che perseguono gli stessi fini quali: favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e a diffondere i sani principi a esso connessi, così come richiesto dal decreto del ministero del lavoro firmato dal presidente della repubblica per l’assegnazione della Stella al Merito.

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