Il giudice Raffaele Cantone con il centro studi ed alta formazione

cantonewebSanta Maria Capua Vetere 21 Febbraio 2011 – Non si tratta solo di pizzo ed estorsioni, la camorra è entrata nelle società e riceve dalle imprese soldi in cambio di favori, ma a lunga andare così facendo è proprio l’imprenditore che perde la sua attività”, lo ha affermato il dott. Raffaele Cantone agli studenti del liceo classico Cneo Nevio in occasione dell’avvio del progetto Pon sulla legalità con l’Unicef dal titolo: “Le(g)ali al Sud” presentato al teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. In questo ambito il prestigioso istituto si avvale del partenariato del Centro Studi ed Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia.
Un parterre delle grandi occasioni con in prima fila il questore di Caserta Guido Nicolò Longo, il presidente dell’ordine degli avvocati, Elio Sticco, e Ferdinando Terlizzi e Francesco Amato del Centro Studi Maestri del Lavoro. A coordinare i lavori è stato il professore di filosofia Sergio Iorio, mentre il dirigente scolastico Saverio Tufariello ha fatto gli onori di casa.
Nella sua relazione introduttiva, il preside ha sottolineato come la scuola deve educare alla legalità con gli strumenti che le sono propri, cioè facendo cultura, elaborando cultura, trasferendo la cultura e le abilità di metodo che le sono intrinsecamente sottese. Perché senza cultura, senza una cultura partecipata, socializzata, non ci sarà mai legalità vera. Né ci sarà vera giustizia. Il progetto mira a promuovere e consolidare nelle giovani generazioni un diverso modello di cultura della legalità come condizione ordinaria e prevalente della vita associata, dove può e deve trovare più fertile e proficuo spazio la “plantatio” di un nuovo e positivo modello di relazioni umane, tale da giustificare e promettere il sorgere di una nuova condizione civile ispirata a quei valori di rispetto della persona, della sua dignità e libertà, che, pur tra le paure e le incognite di questo tempo così problematico e per certi versi travagliato, vogliamo porre a fondamento della civiltà del terzo millennio.
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“Le(g)ali al sud si può leggere in due modi a secondo di dove si mette l’accento, si può alludere alla legalità o a legare i ragazzi alla propria terra – ha detto nel suo intervento il presidente del Centro Studi ed Alta Formazione dei Maestri del Lavoro Mauro Nemesio Rossi – un tema che è in linea con il creare le condizioni sociali a restare e fare crescere il Mezzogiorno proprio come è raccontato nel primo libro pubblicato dal giudice Cantone”
Nel presentare il secondo libro del magistrato Sergio Iorio ha sottolineato come I Gattopardi è una lunga intervista fatta da Gianluca Di Feo, prestigioso giornalista che da venti anni segue tutte le più importanti inchieste sulla criminalità organizzata, prima per il Corriere della Sera, poi come capo redattore dell’Espresso. Il titolo del volume richiama esplicitamente il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato nel 1958, pochi mesi dopo la morte dell’Autore, il cui titolo, come è noto, è ripreso dallo stemma di famiglia dei Principi di Salina, un grande gatto dalla pelliccia leopardata, che diventa, sul piano simbolico, l’emblema del trasformismo, della capacità di certi poteri di adattarsi alle rinnovate circostanze storiche, rinnovando i propri interessi ed i propri referenti. Tutto ciò, naturalmente, non ha molto a che vedere con il carattere del Leopardusn Pardalis, nome scientifico di un felino del centro- sud americano, comunemente indicato come Ocelotto, se non per essere sia un abile arrampicatore che altrettanto abile nuotatore e cacciatore notturno.

 

Presentazione prof. Sergio Iorio

Saluto OSPITI
Presentazione del dott. Mauro NEMESIO ROSSI – casertano, responsabile del Centro studi Alta Formazione dei Maestri del Lavoro

Dott. RAFFAELE CANTONE, napoletano, già Sostituto procuratore della Repubblica a Napoli, dal 1999 nella Direzione Distrettuale Antimafia e attualmente Magistrato presso il Massimario della Suprema Corte di Cassazione. Per molti anni, consulente della Commissione antimafia del Parlamento. Ha condotto tra le più complesse e delicate inchieste, in particolare quelle sul clan camorristico dei Casalesi, ottenendo la condanna all’ergastolo dei più importanti capi di quel clan, tra cui lo stesso Francesco Schiavone, meglio conosciuto come Sandokan, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e Mezzanott, Walter Schiavone e tanti altri. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani all’estero; in particolare in Scozia, in Germania, Romania ed Ungheria. Dal 1999 vive sotto tutela e dal 2003 è sottoposto a scorta, da quando gli investigatori scoprirono un progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi. arrampicatore che altrettanto abile nuotatore e cacciatore notturno.
Ne “ I gattopardi” il dott. CANTONE, con la sua esperienza, apporta un contributo notevole nell’analisi di un fenomeno già denunciato da un prestigioso storico campano, il prof. Francesco Barbagallo dell’Università Federico II, sin dalla metà degli anni ’80. Come il gattopardismo si sia trasferito all’antropologia malavitosa e a quello che potremmo definire una sorta di darwinismo criminale, relativo al processo di evoluzione delle organizzazioni, ci sarà esplicitato dal Dott. CANTONE.

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Intervento del preside

Buongiorno. Inauguriamo oggi il percorso di formazione varato da questo Liceo Classico in partenariato con L’UNICEF e con la amichevole collaborazione del Centro Studi ed Alta Formazione dei Maestri del Lavoro, nel quadro del piano nazionale
Le(g)ali al Sud finanziato con i fondi speciali dell’Unione Europea.
Il progetto mira a promuovere e consolidare nelle giovani generazioni un diverso modello di cultura della legalità come condizione ordinaria e prevalente della vita associata, dove può e deve trovare più fertile e proficuo spazio la “plantatio” di un nuovo e positivo modello di relazioni umane, tale da giustificare e promettere il sorgere di una nuova condizione civile ispirata a quei valori di rispetto della persona, della sua dignità e libertà, che, pur tra le paure e le incognite di questo tempo così problematico e per certi versi travagliato, vogliamo porre a fondamento della civiltà del terzo millennio.
E tuttavia dovremmo avere ben chiaro che il perseguimento della legalità, non come mera celebrazione occasionale ma nella ferialità di gesti quotidiani e ordinari, deve accompagnarsi alla percezione ed affermazione del suo stretto rapporto con l’inesausto e inesauribile bisogno di giustizia, gridato in mille voci e con mille colori dalle donne e dagli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. Bisogno di vedere la giustizia non solo pronunciata e celebrata ma attuata, esercitata, assicurata: giustizia come tutela dei diritti imprescrittibili della persona, giustizia come sicurezza del presente e del futuro per sé e per i propri figli, giustizia come uguaglianza reale di opportunità per tutti.
La scuola deve educare alla legalità con gli strumenti che le sono propri, cioè facendo cultura, elaborando cultura, trasferendo la cultura e le abilità di metodo che le sono intrinsecamente sottese.
Perché senza cultura, senza una cultura partecipata, socializzata, non ci sarà mai legalità vera. Né ci sarà vera giustizia.

L’uomo muore in molti modi e in molti luoghi: nella solitudine del bisogno, nella esclusione della discriminazione, nella mercificazione dei sentimenti e delle emozioni, nel declino dei valori e delle tensioni ideali. E nel silenzio, nella terribile congiura del silenzio con cui si potrebbe ridurre, attenuare, spegnere ogni ricerca di verità e di giustizia. La verità. Quale grande sfida per il coraggio dell’uomo, quale fondamentale scommessa per la quale bisogna vincere la paura – e chi non ne avrebbe – di pagare un prezzo personale. Ebbero paura uomini come Peppino Impastato, il sindacalista Del Prete, Pio la Torre, don Peppe Diana. Ebbero sì paura, perché erano uomini, e tuttavia non rinunciarono a portare fino in fondo il loro sì a stare “dalla parte di Abele”.
E per questo che, contro questa cultura della morte, dovremo giorno per giorno, tutti, impegnarci a costruire una nuova e diversa cultura della vita, dove la legalità prima ancora che richiamo al rispetto della legge sia segno e testimonianza di speranza in un futuro che ci appartiene e che, esso sì, è veramente, autenticamente “cosa nostra”.

Mi associo al moderatore prof. Sergio Iorio nel porgere il saluto e un particolare ringraziamento alle Autorità presenti e ancora a quanti hanno collaborato alla stesura del progetto e, con noi, ancora contribuiranno all’attuazione delle sue varie fasi: professori, operatori scolastici, famiglie e tutti coloro che sono stati e saranno a noi vicini con il loro lavoro e il sostegno, affinché il percorso sia per gli studenti non solo una ulteriore opportunità formativa ma anche una straordinaria avventura creativa carica di emozioni, suggestioni, ricordi irripetibili che tutti ci auguriamo li accompagnino per tutta la vita e la aprano a valori e speranze colorati come l’arcobaleno. A loro, veri e soli protagonisti del progetto, il mio saluto e un fortissimo abbraccio. Infine, permettetemi di rivolgermi all’Ospite di questa mattina, il dott. Raffaele Cantone, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione, che ha accettato di incontrare i nostri studenti in questa particolare circostanza. E di questo lo ringraziamo. «Felice il Paese che non ha bisogno di eroi» ha scritto Bertolt Brecht. E noi, oggi, dott. Cantone, la vogliamo salutare non come un eroe ma semplicemente come un lucido testimone di tante e tanto rilevanti battaglie al servizio dello stato e a difesa della legalità democratica. E a lei vogliamo dire che non è solo, come non soli le migliaia di servitori dello stato che difendono la legge e la giustizia. E perché legge e giustizia sono una ricchezza nostra, noi siamo con loro, la società civile è con loro. E loro sono parte della società civile. Siamo in tanti. Saremo sempre di più. E, insieme, non avremo più paura. Il futuro è nostro. Grazie. Saverio Tufariello Preside Liceo Classico Cneo Nevio Di S. Maria C.V.

 

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l “Centro Studi e Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia” in sigla “CeSAF MAESTRI DEL LAVORO” su iniziativa dei Soci fondatori, è legalmente costituito in Ente culturale autonomo, senza scopo di lucro. Esso cura e promuove lo studio e la formazione dei Maestri del Lavoro aderenti e degli Affiliati laici intesi come coloro che, pur non essendo in possesso della Stella al Merito, ne perseguono gli stessi fini quali: curare e promuovere lo studio e la formazione dei Maestri del Lavoro per far meglio espletare il loro compito sociale volto a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e a diffondere i sani principi a esso connessi, così come richiesto dal decreto del ministero del lavoro firmato dal presidente della repubblica per l’assegnazione della Stella al Merito ai lavoratori che si siano prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell’attività professionale.

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